Isolation Culture: gli His Clancyness suonano e raccontano l’ultimo disco

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2 nov. – “Dopo i primi tre o quattro testi scritti per il disco ho notato che c’erano delle parole e dei temi che stavano emergendo: uno di questi riguardava il modo in cui affrontiamo oggi la cultura, da soli. Passiamo tutti ore a leggere qualsiasi cosa su Wikipedia, ma difficilmente il giorno dopo la condividiamo“: questa riflessione di Jonathan Clancy è la partenza di Isolation Culture, prima canzone che gli His Clancyness hanno suonato nei nostri studi di recente che dà il titolo all’ultimo album della band di stanza a Bologna. “La cultura contemporanea manca di profondità”, ha aggiunto il batterista Jacopo Borazzo. “Tutto è vasto, ma rimane molto sulla superficie. In un periodo storico in cui tutto è condiviso ci sono reazioni differenti a seconda dei contenuti: più è qualcosa di serio meno è considerato. E secondo me non c’è soluzione, basta vedere come sono strutturate le home page dei quotidiani”. C’era anche un titolo alternativo per l’album: “Era ‘Culture Isolation’, perché si racconta anche dell’alienazione con cui si vive la cultura oggi in Italia, sempre messa da parte“, continua Jonathan, ammettendo che il disco probabilmente non ha un punto di vista preciso. “Non è tutto a fuoco, perché neanche noi sappiamo dare a una risposta“.

L’ultimo album della band è stato definito da MorraMC di Class (insieme a Maps per quest’occasione speciale), “disco della maturità”: e in effetti i suoni di Isolation Culture sono diversificati, consapevoli e densi. “Il disco è più asciutto che in passato: non tutto viene da me, ogni parte, ogni contributo è essenziale per la canzone, senza mille stratificazioni diverse”, puntualizza Clancy. “Abbiamo gusti diversi”, aggiunge il bassista Nico Pasquini, “che emergono nello stile di ognuno, rendendo tutto più vario e interessante”. Un album vario, certamente, ma che ha una sua coerenza, e che è bello ascoltare dall’inizio alla fine: “La nostra idea è creare un continuo in cui perdersi per quaranta minuti: abbiamo voluto tenere nell’album anche tanti piccoli frammenti che sono una specie di omaggio al lavoro che io e Nico facciamo nel nostro studio di registrazione”, continua Jonathan, “dove mischiamo elementi registrati con mezzi di fortuna e altri in maniera propria”. Isolation Culture non è di casa solo nel citato Strange City Studio Bologna, ma ha anche discendenze inglesi, visto che è stato registrato a Leeds e a Bristol. Mille sorgenti e luoghi di nascita per un album compatto e, per riprendere le parole di Morra, “pieno di groove”: elementi che rimangono anche nelle versioni inedite e semiacustiche di tre brani suonati dal vivo nei nostri studi, che potete ascoltare qua sotto insieme all’intervista con il gruppo.

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