Suona la campanella. Una “ventina” di bimbi stranieri senza scuola

Bologna, 14 set. – Alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico “una ventina” di bambini stranieri a Bologna è ancora in attesa di un posto nella scuola dell’obbligo. “Una ventina” ed un numero incerto, fluido perché la situazione è in continua evoluzione, spiega Filomena Massaro, dirigente dell’IC12 una delle scuole polo: “Stamattina ne abbiamo sistemato uno e nel frattempo ne è arrivato un altro”.

Il problema, che riguarda i bambini e ragazzi tra i 6 e i 16 anni, si ripropone ogni anno scolastico e i nodi più critici riguardano i ragazzi del biennio delle scuole medie superiori, tra i 14 e i 16 anni di età e la distanza tra casa e scuola per i più piccoli, quando i genitori si devono muovere necessariamente con il trasporto pubblico.

Anche se, dice Massaro, qualche passo in avanti è stato fatto dopo la prima emergenza di tre anni fa. L’anno scorso, nonostante qualche difficoltà di partenza tutti i ragazzi sono stati “collocati”. Ed ora i genitori trovano nelle scuole polo dei luoghi di riferimento verso cui rivolgersi, senza dover “vagare” tra le varie scuole. C’è più attenzione sulle classi prime, aggiunge poi Massaro: gli sdoppiamenti tra le sezioni sono più frequenti perché le classi non vengano riempite subito al limite da subito, ma si lascino spazi a chi arriverà. Mancano però dei numeri precisi su cui fare delle previsioni: “I flussi durante lo scorso anno sembravano in regressione, quest’anno sembrano di nuovo in aumento. Forse servirebbe un sistema più flessibile”, ipotizza la dirigente. Le norme scolastiche sulla sicurezza però non consentono deroghe e prevedono dei limiti ferrei sui numeri di bambini presenti.

Massaro non esclude si possa pensare anche ad una “accoglienza diversa”. “Nulla a che vedere con le classi ponte“, le classi per stranieri proposte dal dirigente dell’IC10 Emilio Porcaro nel 2013 e che hanno fatto discutere. Servirebbe secondo la dirigente un sistema che eviti la bocciatura dopo pochi mesi di frequenza scolastica perché l’inserimento in corso d’anno non permette ai ragazzi di acquisire le competenze minime e quindi a settembre spesso si riparte da capo con un’accoglienza in un nuovo gruppo classe.

Alcuni tra questi venti ragazzi, che per domattina un posto non ce l’avranno, frequenteranno dei corsi di italiano previsti dal CD-LEI, il centro Interculturale pubblico di Bologna, che affianca anche durante l’anno le scuole primarie e medie inferiori. Ai ragazzi tra i 14 e i 16 anni invece ci dovrebbero pensare gli istituti scolastici, quando il posto si trova.

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