In 500 contro “la Bologna della paura”

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Bologna, 26 set. – Alcune centinaia di persone hanno sfilato questo pomeriggio per le vie del centro di Bologna per la campagna “Libertà di dimora“, nata la primavera scorsa dopo una prima serie di divieti di dimora comminati dalla Procura ad alcuni attivisti di Hobo. Un corteo annunciato come “fermo e determinato” dagli organizzatori e che, partito intorno alle 16.30 da piazza XX Settembre, è riuscito ad arrivare, non senza alcune difficoltà, in piazza di porta Ravegnana, proprio sotto le Due torri. Un corteo non molto partecipato, se si conta che in piazza vi erano tutte le sigle dell’antagonismo cittadino: da Hobo a Làbas, dal Tpo a Noi restiamo alla Coalizione dei sans papier, dall’Xm24 agli anarchici passando per gli attivisti di Crash. Un corteo “guidato” dagli attivisti del Tpo, scesi in piazza dopo che alcuni dei loro leader, Gianmarco De Pieri e Roberto Cipriano tra gli altri, sono stati colpiti da diverse misure cautelari richieste dalla Procura nell’ambito delle indagini su diversi episodi di scontro avvenuti nei mesi addietro. “Sono misure fasciste da Codice Rocco” hanno ribadito gli antagonisti che hanno a più riprese accusato la Procura di voler, con questi e altri provvedimenti, “far politica”.

“Io ho visto due cortei: uno quello dei collettivi- racconta il consigliere comunale indipendente di Sel Mirco Pieralisi, unico consigliere a sfilare con gli antagonisti-, un altro fatto di persone in divisa”. Lo spiegamento di agenti e militari messo in campo dalla Questura è stato uno dei più ingenti di sempre a Bologna. “Non ho mai visto una roba così” diceva durante il corteo una delle memorie storiche dell’antagonismo bolognese. Che il clima sarebbe stato teso era evidente da giorni. Già da un’ora prima che iniziasse il concentramento, piazza XX Settembre era occupata da decine di agenti della Digos, funzionari della Questura, graduati dei Carabinieri in borghese e dagli uomini del battaglione con una decina di mezzi a motore. Non appena sono arrivati in piazza, alla spicciolata i manifestanti, gli agenti si sono spostati su via Indipendenza rimanendo comunque molto vicini al corteo.

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Il corteo, aperto dallo striscione “Bologna della libertà vs Bologna della paura”, si è diretto in stazione. In piazza Medaglie d’oro è subito stato chiaro che la Questura aveva tutta l’intenzione di mostrare i muscoli: a presidiare lo scalo ferroviario erano stati schierati decine di agenti in assetto antisommossa. Appeso uno striscione in solidarietà coi profughi siriani che in queste settimane affollano diverse stazioni europee in fuga dalla guerra, il corteo si è diretto nuovamente in via Indipendenza. All’incrocio con via dei Mille un primo momento di tensione: in lontananza, all’altezza dell’incrocio con Augusto Righi, si vedevano i lampeggianti delle camionette messe di traverso per impedire al corteo di andare verso piazza Maggiore. “Ci hanno detto che dovevamo andare in piazza Verdi. Ma noi vogliamo continuare a sfilare” dicono i manifestanti. La Questura sembra inamovibile. “Il Questore sta cercando lo scontro” urla ad un certo punto Domenico Mucignat, uno dei leader del Tpo. Dopo qualche minuto di attesa arriva il via libera: i Carabinieri in antisommossa che sbarrano via dei Mille girano i tacchi e iniziano a camminare verso via Marconi, preceduti dalla camionette. Il corteo prosegue, senza alcun incidente: risale via Marconi, raggiunge piazza Malpighi, svolta in Barberia, percorre via Farini, piazza Cavour e poi svolta a sinistra in via Castiglione, diretto alle Due torri. Una sosta davanti al palazzo Pepoli Vecchio dove a sede il museo della città di Bologna. Una coltre di fumogeni copre l’azione di un manipolo di attivisti che incollano sul muro di mattoni un manifesto con il logo della campagna.

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Durante la manifestazione, in più di una occasione, i molti agenti e militari schierati ai lati del corteo si sono ritrovati a pochi centimetri dai manifestanti: è accaduto soprattutto in via Barberia, negli incroci con via de’ Gombruti, vicolo Olanda e via Cesare Battisti. “Lo fanno per provocarci” ripetono i manifestanti. I militanti del Tpo si schierano a formare una sorta di argine per separare i manifestanti dagli agenti, e il corteo scorre senza problemi. Quando i manifestanti arrivano in piazza della Mercanzia, occupata sul lato che dà verso le torri dal cantiere Bobo, il reparto mobile si schiera a chiudere ogni uscita. Dopo qualche istante di incertezza, il dirigente della Digos fa indietreggiare gli uomini schierati su via orefici e il corteo è costretto a raggiungere piazza di Porta Ravegnana passando sotto il portico. Nella stretta piazza sotto l’Asinelli e la Garisenda i manifestanti si raccolgono nell’attesa che il camion che era alla testa del corteo li raggiunga da via Zamboni, quando da via Rizzoli arrivano a decine agenti della Celere e carabinieri con scudi caschi e manganelli e si schierano per tutta la larghezza della strada costruendo un muro umano che chiude la strada verso piazza Maggiore. E così finisce il corteo.

“Siamo riusciti a fare quello che volevamo- dice un manifestante-: siamo riusciti a sfilare in centro”. “Siamo stati bravi a non rispondere alle provocazioni della Questura” dice un altro. Di certo oggi il questore Ignazio Coccia ha mostrato i muscoli mandando un chiaro avvertimento agli antagonisti, in vista dell’annunciata manifestazione leghista dell’8 novembre prossimo, che i collettivi hanno già detto di voler impedire: la Questura ha il monopolio della forza e, se necessario, non avrà alcun problema ad usarla.

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