Il sound artist svizzero Zimoun in mostra a Modena

Zimoun-post-finale«Le mie composizioni sonore non sono tanto focalizzate sull’andare da A a B quanto piuttosto sul creare degli spazi e delle architetture sonore statiche, luoghi in cui entrare e da esplorare acusticamente, come dei veri e propri palazzi.» Zimoun (da www.digicult.it a cura di Marco Mancuso)

21 feb. – Visitare una mostra del sound artist svizzero Zimoun significa immergersi in un mondo fatto di suono, architetture fragili e materialità. Lo spettatore è invitato a interagire con il suo lavoro: può capitare di poter entrare dentro una torre cilindrica fatta di scatole di cartone o di dover muoversi attraverso piccoli congegni sonori che sembrano topi.

La prima retrospettiva italiana dedicata all’artista arriva a Modena grazie a Node Festival, si chiama 605 prepared dc-motors, cardboard boxes, è in corso di svolgimento al Palazzo dei giardini e andrà avanti fino al 5 di marzo, giorno in cui oltre a poter visitare le cinque sale dedicate all’opera di Zimoun, si potrà assistere ad una performance site specific del percussionista Riccardo La Foresta.

“Quella di Zimoun è una delle mostre più interessanti che si sono svolte in Italia tra il 2016 e il 2017” racconta Marco Mancuso, critico e direttore di Digicult ai microfoni di Piper,  “questo perché se da una parte è vero che la matrice dei suoi lavori è di tipo sonoro, dall’altra l’artista ha un approccio interdisciplinare che fa relazionare tra di loro elementi sonori con elementi  visivi e architettonici.”

“Una vera e propria esperienza immersiva multisensoriale” aggiunge il curatore della mostra Filippo Aldovini “che  coinvolge la vista, l’udito ma anche il tatto e l’olfatto, visto che il materiale utilizzato è il cartone che ha un odore che si sente lungo tutto il percorso espositivo”.

L’intervista completa a Marco Mancuso e Filippo Aldovini è riascoltabile qui sotto.

 

 

 

 

 

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