Il Papa a Bologna parte dai migranti: “Corridoi umanitari e più accoglienza in Europa”

Bologna, 1 ott. – Papa Francesco è arrivato poco dopo le 10.30 all’Hub di via Mattei. Appena sceso dall’auto e varcato il cancello dell’ex Centro di identificazione ed espulsione, Bergoglio ha indossato il braccialetto giallo che indossano tutti i migranti che sono ospitati nell’Hub. Glielo ha consegnato un giovane senegalese, ora operatore e con un passato da migrante. Poi Francesco ha iniziato a passare tra i prefabbricati e salutare e a fare ‘selfie’ con le persone presenti dietro alle transenne, fermandosi con tutti insieme all’arcivescovo di Bologna Zuppi. La folla, prima festosa e urlante, ha atteso il papa praticamente in silenzio e comunque senza gridare. Accompagnato dalle proprie guardie del corpo e dal direttore dell’hub, Giacomo Rossi, Bergoglio ha poi preso parola da un palco al centro del piazzale del centro di accoglienza.

Il Papa crede “necessario che un numero maggiore di Paesi adottino programmi di sostegno privato e comunitario all’accoglienza e aprano corridoi umanitari per i rifugiati in situazioni più difficili, per evitare attese insopportabili e tempi persi che possono illudere”. Lo ha detto ai migranti nell’Hub di Bologna. E “il fenomeno richiede visione e grande determinazione nella gestione, intelligenza e strutture, meccanismi chiari che non permettano distorsioni o sfruttamenti, ancora più inaccettabili perché fatti sui poveri”.

“Alcuni di voi sono minorenni: questi ragazzi e ragazze hanno un particolare bisogno di tenerezza e hanno diritto alla protezione, che preveda programmi di custodia temporanea o di affidamento”. Lo ha detto il Papa incontrando nell’Hub di Bologna gli immigrati e quanti li assistono. Ha spiegato di aver volto “qui il mio primo incontro con Bologna”, nel “‘porto’ di approdo di coloro che vengono da più lontano e con sacrifici che a volte non riuscite nemmeno a raccontare”. “Molti non vi conoscono e hanno paura” e si sentono “in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza”, altrimenti “l’altro resta un estraneo, addirittura un nemico, e non può diventare il mio prossimo: da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”. “Vorrei ringraziare le istituzioni e tutti i volontari per l’attenzione” verso di voi.

Bologna, ha ricordato il Papa ai migranti dell’Hub, è stata la prima città in Europa, 760 anni fa a liberare 5855 schiavi, “tantissimi, eppure Bologna non ebbe paura”, la città li riscattò, ‘forse lo fecero anche per ragioni economiche, perché la libertà aiuta tutti e a tutti conviene”, senza paura accolsero quelle “‘non persone'”, li riconobbero come esseri umani. Scrissero in un libro” i loro nomi. “Come vorrei che anche i vostri nomi fossero scritti e ricordati per trovare assieme” come allora, “un futuro comune”. L’accenno fatto da papa Francesco è al “Liber Paradisus” che raccoglie i nomi dei servi della gleba liberati nel 1256 dal comune di Bologna, uno dei doni offerti al Papa dall’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.

“Qualcuno non è arrivato perché è stato inghiottito dal deserto o dal mare. Gli uomini non li ricordano, ma Dio, Dio conosce i loro nomi e li accoglie accanto a sé. Facciamo tutti un istante di silenzio ricordandoli e pregando per loro“. Lo ha detto il Papa ai migranti dell’Hub di Bologna. “Anche i documenti“, ha detto poi ricordando le richieste e i cartelli in tal senso che gli hanno preparato gli ospiti.

“Vengo in mezzo a voi perché voglio portare nei miei i vostri occhi, nel mio il vostro cuore. Voglio portare con me i vostri volti che chiedono di essere ricordati, aiutati, direi ‘adottati’, perché in fondo cercate qualcuno che scommetta su di voi, che vi dia fiducia, che vi aiuti a trovare quel futuro la cui speranza vi ha fatto arrivare fino a qui”. “Siete dei ‘lottatori di speranza’ – ha detto il Papa – Qualcuno non è arrivato perché è stato inghiottito dal deserto o dal mare. Gli uomini non li ricordano, ma Dio conosce i loro nomi e li accoglie accanto a sé”. “La speranza non diventi delusione o, peggio, disperazione, grazie a tanti che vi aiutano a non perderla. Nel mio cuore voglio portare la vostra paura, le difficoltà, i rischi, l’incertezza; le persone che amate, che vi sono care e per le quali vi siete messi a cercare un futuro. Portarvi negli occhi e nel cuore ci aiuterà a lavorare di più per una città accogliente e capace di generare opportunità per tutti” e “vi esorto ad essere aperti alla cultura di questa città, pronti a camminare sulla strada indicata dalle leggi di questo Paese”.

      Bergoglio_Siete lottatori di speranza

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