Il nuovo cinema di periferia di Michele Vannucci

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12 dic. – Da Romanzo Criminale a Suburra le periferie romane sono sempre state raccontate nella loro veste più tragica, dove alla speranza veniva negato ogni spiraglio d’esistenza. Con Michele Vannucci e il suo lungometraggio d’esordio Il più grande sogno, presentato nella categoria Orizzonti alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e proiettato in anteprima regionale questa sera al Kinodromo, assistiamo a un importante cambio di rotta: “Come spettatore mi ero stancato dell’ormai ripetitiva retorica del male, tipica della narrazione italiana degli ultimi anni, dove chi è più cattivo è conseguentemente più interessante”, racconta Michele ai microfoni di Piper. “Al contrario, penso sia fondamentale raccontare altre sfumature di quei territori, come l’umanità, le goffaggini, la speranza della borgata”. Il film, tratto dal suo cortometraggio Una storia normale, parla di un uomo (interpretato dall’ottimo Mirko Frezza) che, uscito dal carcere, si ritrova per coincidenza ad essere eletto presidente del comitato di quartiere, “un’opportunità per diventare una persona migliore. Mirko si carica delle speranze che gli abitanti del quartiere ripongono in lui, così da riconquistare la fiducia della figlia maggiore”.

Così veniamo catapultati nella realtà quotidiana della periferia di Roma Est, attraverso lo sguardo privato del velo del pregiudizio del regista, affiancato dalla forte capacità attoriale di Alessandro Borghi (che ha dimostrato le proprie qualità nel film di Sollima, Suburra, e in Non essere cattivo di Caligari): “Ho cercato il modo più sincero per raccontare la storia di questo quartiere, che rappresenta non solo la periferia di Roma nello specifico, ma ogni periferia abbandonata d’Italia”, ci spiega Michele. “Sono stato fortunato perché ho vissuto la quotidianità del luogo, scegliendo un modo di lavorare che mi permettesse di coinvolgere le persone per il semplice fatto che esistono. Mi sono lasciato travolgere, tanto che alla fine ci siamo ritrovati con 120 ore di girato!”

Ascolta Michele Vannucci ai microfoni di Piper.

Elena Usai

 

 

 

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