Il Nichi Vendola papà tra pannolini, futuro e telefonini pieni di foto

Un pomeriggio di fine inverno, due neo-padri che si incontrano per strada. E iniziano a parlare di figli.

Ho incontrato Nichi Vendola all’esterno di un ristorante del centro di Bologna. Era di passaggio. L’ex governatore della Puglia ed ex leader di Sinistra Ecologia e Libertà aveva in programma un pranzo con alcuni amici e l’avvocata Cathy La Torre. Nichi Vendola e il suo compagno Ed Testa sono diventati genitori un anno fa quando nella loro vita è entrato Tobia Antonio. Nato da una donna californiana, Tobia è figlio biologico di Ed e di una donatrice e Vendola è pronto ad avviare le pratiche legali per l’adozione. “Presto ci uniremo civilmente (data e luogo al momento non sono stati fissati, ndr) e poi inizierò l’iter per l’adozione” spiega.

Nel frattempo di diventarlo anche per la legge, Nichi Vendola è papà a tutti gli effetti. Si occupa di pannolini, di pappe (“Cuciniamo tutto noi, non vogliamo dargli gli omogeneizzati”), di bagnetti. Ha scoperto che il sonno, dopo che nasce un figlio, si fa per forza più leggero per poter rispondere ad eventuali pianti notturni. E come la maggioranza dei neo papà di oggi, Nichi Vendola ha il telefonino pieno di foto di Tobia: “Ogni due settimane devo scaricare le foto sul computer”. “Qui è sul nostro lettone che gioca con Ed” dice mostrando una delle migliaia di immagini che occupano la memoria dello smartphone.

E cosa vede nel futuro di Tobia, il suo papà Nichi? “Cerco di non mettere i miei occhi nelle sue orbite, perché penso che sia giunto il momento di elaborare questo concetto: un esercizio cattivo della genitorialità è proprio nel fatto di proiettare sullo schermo dei piccoli il film dei desideri dei grandi, dei genitori. Sono molto curioso di vedere quello che sarà”.

E rispetto al futuro, papà Vendola è pronto a quando Tobia farà loro una di quelle domande difficili di cui solo i bambini sono capaci, e che in casa Vendola-Testa potrebbe essere: “Chi è la mia mamma?”. “Mi sono molto tranquillizzato- spiega Vendola-. Mi sono informato, ho incontrato molte Famiglie Arcobaleno, mi sono documentato”. Insomma, la scelta della genitorialità di Ed e Nichi non è il “capriccio” di cui parlano gli ultra cattolici. E’ frutto di un percorso, personale e di coppia, di studio e di messa a confronto di esperienze. Di conoscenza. E di verità. “Nei modi dovuti e nei tempi dovuti dovrà sapere tutta la verità sulla sua storia. Del resto- spiega Vendola- noi abbiamo relazioni continue con le donne che ci hanno aiutato in questo progetto di vita. Sia con la donatrice che con la portatrice. E quindi conoscerà quelle che chiamerà zie, quasi nuove figure parentali. Per noi era pregiudiziale nella scelta delle due donne la volontà di costruire e consolidare una relazione per la vita. Questo ci ha dato la forza poi di farlo”.

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