Il live dei Rifkin Kazan: da Musorgskij a Demetrio Stratos

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12 dic. – Mischiano jazz, prog, indie rock, musica classica e pura tradizione popolare: i Rifkin Kazan confermano un’ottima capacità di gestire tutte queste materie anche nel secondo album Disco Solare, uscito a metà novembre, che la band ha presentato dal  vivo a Maps la settimana scorsa e che stasera porta sul palco del FreakOut Club. “Da Bulgarian Nirvana Marasma del 2011 sono passati cinque anni e la differenza tra i due dischi si sente subito, soprattutto perché non canto più in inglese“, racconta la voce del gruppo Alberto Motolese. “È una questione di coerenza. Prima lo facevo per emulare i nostri miti, poi ho pensato che sarebbe stato meglio cantare in italiano, ma non nella maniera antiquata con cui viene utilizzato al giorno d’oggi!”. I Riftin Kazan sperimentano sul piano della forma, della metrica, ma anche nei contenuti: “Mi sembra che i musicisti tendano a cantare i cazzi propri, lamentele, nostalgie”, continua Alberto. “Allora ho tentato di realizzare una cosa transpersonale, tentando di assemblare i testi da sé, partendo da varie fonti, incrociandole, come gli alberi e i minerali, oppure i segni astrologici”.

Disco Solare scava in profondità, sperimentando e giocando con i suoni, in particolare quelli popolari e, dopo aver citato Demetrio Stratos in riferimento all’avanguardia di cui si fecero portavoce gli Area nella musica popolare e politica, la band fa un balzo ancora più indietro, ritornando alla Russia di fine ‘800: “Mi sono ispirato al compositore Musorgskij“, spiega il chitarrista Francesco Giovanetti. “Aveva la tendenza a scardinare le regole romantiche del periodo”. Serietà e divertimento sono le parole chiave della band perché “è bello non prendersi troppo sul serio, non si possono rompere troppo i coglioni!”.

Elena Usai 

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