Il Compagno Busone

L’episodio è ormai consolidato nella memoria della città e del movimento gay bolognese.
Siamo agli inizi degli anni ’80, nella casa del popolo in via Andreini si discute della scelta del Comune di concedere una sede come centro culturale polivalente alle lesbiche e agli omosessuali bolognesi: il Cassero di Porta Saragozza.
Così ricorda l’episodio Franco Grillini: “Un po’ per la furibonda opposizione della curia locale, che si sente “offesa” da questa concessione, e un po’ per quel tanto, molto, di omofobico che alberga anche a sinistra, il dibattito si fa acceso. Anche se una decisa presa di posizione di Renzo Imbeni, allora Segretario, come amava ripetere, della federazione comunista più grande del mondo (un bolognese su due è iscritto al partito), fa sì che ogni “compagno” sia costretto a riflettere su questo strano nuovo soggetto della politica: un mirabile esempio, insomma, della funzione positiva del centralismo democratico rispetto alla cultura politica prevalente nel “popolo comunista” di quegli anni .
All’assemblea della Casa del Popolo ferve il dibattito, ha appena finito di parlare un esponente omosessuale. A un certo punto prende la parola un anziano operaio metalmeccanico, il suo intervento può fare la differenza, ci pensa su e poi scandisce una frase che rimarrà storica: “Sono completamente d’accordo con il compagno busone . . . “.

La situazione si sblocca, il movimento gay – per la prima volta – ottiene in concessione una sede da un’amministrazione pubblica.

Molto si è parlato, in questi giorni, del saluto rivolto da Beppe Grillo a Nichi Vendola, prima di lasciare il palco in piazza Maggiore: “At salut buson”. Dal movimento 5 stelle si chiede di non strumentalizzare e si citano i sacri principi, ma anche tra i simpatizzanti del movimento c’è chi storce il naso e c’è  qualcuno a cui  la “battuta” non è affatto piaciuta.

Abbiamo voluto ricordare un episodio di quasi trent’anni fa per una semplice ragione: il problema non è tanto la parola, è il contesto e soprattutto l’intenzione.
Tanto appare rispettoso e avanzato quel “compagno busone”, pronunciato da un operaio cresciuto in un cultura intrisa di pregiudizio, in cui l’omosessualità era nella migliore delle ipotesi una “malattia” e nella peggiore “un reato”, quanto appare furbesco e forzato quell’ “at salut buson” pronunciato sui titoli di coda di un comizio del 2011, volutamente ambiguo, perché tanto poi “chi vuol intendere intenda”.

Da una parte abbiamo una persona che cercava, usando la famosa espressione dialettale, un modo per riconoscere l’identità  altrui: l’anziano operaio non ha evidentemente altri termini per definire il suo interlocutore e allora usa quello che ha sempre usato (affettuoso finchè si vuole, ma anche dispregiativo),  ma lo “nobilita” premettendo quella che per un iscritto al PCI era quasi una parola sacra: “compagno”.
Non “busone” dunque (o “busen”, “businski”, “busedar” e via elencando) ma “compagno busone”, che testimonia una identità finalmente riconosciuta, non più clandestina, a cui si affianca – senza più paura di infangarla –  la parola “compagno”, una parola che dà dignità.

Son passati trent’anni e son cambiate molte cose, ma nella frase di Grillo non c’è nulla di tutto questo. Anche a voler essere generosi e non prevenuti, tantomeno strumentali o bacchettoni, ci si accorge come nei discorsi del comico genovese non aleggi mai alcuna leggerezza ma solo l’incedere greve di chi si sente depositario di una verità rivelata e – soprattutto –  vuole essere l’unico a recitarla sulla scena.

Paolo Soglia

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8 commenti

  1. Tutto vero ma….parlare di valori e leggerezze in questa
    campagna elettorale…..

    Mi sembra proprio una città, una Regione ancorchè un paese da rifondare…solo non intravedo chi possa farlo

    Comment by Mauro Cicchetti on 10/05/2011 at 09:42

  2. Sarà ora che i ragazzi del movimento 5 stelle, per tanti versi apprezzabilissimi, si affranchino dal loro oracolo e comincino a camminare sulle loro gambe.
    Ho ascoltato il discorso di Grillo e dei candidati in piazza. Mi sarei aspettato di veder rimarcare quelli che sono i tratti salienti dei loro programmi, invece della solita tiritera auto indulgente con manie di persecuzione a livelli di melodramma. Un evento solo deludente fino al triste epilogo. Avvilente dopo….

    Comment by Paolo Bonazzi on 10/05/2011 at 12:59

  3. Da “grillino” reputo questa polemica inutile e pretestuosa. Non so chi di voi sia di Bologna..ho vissuto li due anni e sabato ero li in piazza. Beppe è camaleontico, ad ogni città cerca di volta in volta di strizzare l’occhio alle persone che lo stanno ad ascoltare, adattandosi al pubblico presente. “Av salùt busòn!” non era altro che questo, un saluto scherzoso.
    Paolo, posso dirti che hai ascoltato proprio male l’intervento di Bugani e di quei ragazzi. Hanno rimarcato eccome “i tratti salienti dei loro programmi”!
    http://www.youtube.com/watch?v=dAhvLObS6I4&feature=channel_video_title
    A volte si sente…ma non si ascolta.
    Un saluto…

    Comment by marcello on 10/05/2011 at 23:14

  4. Bellissimo articolo, purtroppo c’è tanta gente che, come Marcello qui sopra, si rifiuta di riconoscere l’ambiguità di quella frase e appunto “non vuole intendere”. Grillo in un altro comizio aveva già definito Vendola un “buco senza ciambella”, lo sberleffo è palese.
    Schernire un avversario politico facendo riferimento ai suoi gusti sessuali è una discriminazione intollerabile, è desolante che non si capisca quanto sia importante rifiutare questo atteggiamento.
    A volte si ascolta… ma non si pensa.

    Comment by Mario Antonelli on 11/05/2011 at 11:26

  5. Bugani sul sito 5 stelle chiude la polemica con questa pezza che è molto peggio del buco: ” Per le persone obiettive ci tengo a far sapere che io e Beppe quando ci salutiamo al telefono usiamo spesso la parola “Brott’ Busan” che a Bologna, come è noto, significa “Che fortunato che sei”.”

    Caro Bugani, che fortunati che siamo noi ad averti in politica, c’era proprio bisogno di gente come te in città!!

    Comment by superpippa on 11/05/2011 at 11:54

  6. La battuta è ambigua, se l’avrà studiata a tavolino? Possiamo anche crederlo. Ma su, ci sono cose più serie di cui discutere e per cui combattere. Come questa vergogna:
    http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/05/11/news/patente-16086621/
    E poi, volete mettere gli attacchi della moratti a pisapia? Piuttosto, diamo un’occhiata al programma e ragioniamo su quello. Attuare il programma è l’unico senso per cui un candidato a cinque stelle si sbatte. Teniamone conto e giudichiamolo per quello che fa.
    http://files.meetup.com/206830/101205-SintesiProgrammaComunale2011.pdf

    Comment by marcello on 11/05/2011 at 20:04

  7. Per ora posso giudicarlo per quello che dice, ed è abbastanza. Grillo compare part time, nelle piazze a incitare il suo popolo attraverso la demagogica gratuità dell’insulto.
    Insulta qua e insulta la, mi chiedo poi alla fine che resta.
    Per ora l’unico risultato che ha ottenuto è consegnare il Piemonte a Cota e annaspare all’opposizione nel suo vuoto.
    Lo giustifichi e lo esalti come essere camaleontico, che si adatta ad ogni piazza giocando sulla doppia riga della comunicazione, che sia di teatro o sia politica. E allora spiegami: quel saluto, era una boutade da cabarettista o un preciso attacco ad un “nemico” politico (vista la sua onnipotenza e onniscienza politica). Se era la prima: se ne tornasse in teatro, perché la politica, grazie a dio resta una cosa seria, anche tra “avversari”; se era politica, allora non trovo il suo comunicare molto diverso dal “metodo Boffo”. di questa destra che lui fa finta di combattere.

    Per quanto poi riguarda l’infantilissimo strumento del “ma lei è peggio di lui”; posso confermarti che il saluto del signor Grillo, proprio per quanto ha già scritto il bravo e lucido Paolo Soglia, è molto più fascista dell’attacco di una Moratti che è evidentemente alla frutta e si attacca allla menzogna.

    Comment by iacopo on 12/05/2011 at 16:12

  8. 1) mi sono espresso male: “giudichiamolo per quello che fa” è riferito al candidato a 5 stelle, chiunque esso sia, nel portare avanti il programma.
    2) ti chiedo solo di aspettare di vedere Milano strappata alla Moratti. Poi mi dirai…
    3) Essere camaleontico, per me, non è un merito. Non lo giustifico e non lo esalto. Ma è proprio dei personaggi di spettacolo. Di loro è anche proprio un ego smisurato e la mania dell’esibizione. Se però serve a smuovere stanche membra intorpidite ed assopite…ben venga! Gli italiani hanno bisogno di una bella svegliata, ne son convinto. E non gliela si da con un sussurro. Grillo è 5 anni che urla nelle piazze e nei palazzetti, non lo si cambia, è così. Ma nonostante questo non sentirai mai un “grillino” aggredirti e deriderti e urlarti addosso. I fascisti sono altrove, credimi!
    4) mettere sullo stesso piano una isolata battuta di Grillo con la sistematica attuazione di programmi di discredito e annientamento personale fatta da B. e dai suoi sodali è disonesto. Spiace.

    Comment by marcello on 12/05/2011 at 18:12

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