Il centro Zaccarelli passa all’Asp. Tre operatori perdono il lavoro

zaccarelli via lazzaretto 15 veduta

Lo “Zaccarelli”, in via del Lazzaretto 15 a Bologna

Bologna, 1 apr. – La Casa del riposo Notturno “Zaccarelli” cambia destinazione. Entro 15 giorni il dormitorio a bassa soglia si trasformerà in un centro di accoglienza per migranti e persone in difficoltà gestito direttamente da Asp Città di Bologna. Un passaggio complesso, programmato da tempo e scattato questa mattina, quando gli ultimi 40 homeless hanno dovuto abbandonare la struttura, assegnata per l’inverno ai servizi del piano freddo cittadino. I senza casa non sono stati gli unici a dovere lasciare lo Zaccarelli. A pagare il cambio di funzione dello Zaccarelli, operazione inserita all’interno dell’annunciata riorganizzazione del welfare bolognese, sono stati anche Angelo Di Lella, Ilario Zannoni e Stefano Roda, tre operatori pari – ex utenti del servizio diventati poi operatori –  con anni e anni di esperienza alle spalle. Per loro tre lettere di licenziamento. La coop uscente, La Piccola Carovana, non è stata in grado di ricollocarli e Asp non vuole assumerli perché i tre non avrebbero le compentenze adatte al nuovo servizio.

“La mia cooperativa mi ha scritto di non essere riuscita a trovarmi un nuovo posto in azienda”, spiega Stefano Roda. I suoi colleghi, Angelo e Ilario, ancora non hanno ricevuto nessuna comunicazione, “ma se le lettere non sono ancora arrivate oggi ce le troveremo in buca domani”. I tre hanno un vita travagliata alla spalle. Dopo avere frequentato come utenti i dormitori di Bologna, Angelo, Stefano e Ilario si sono trasformati in operatori pari, dimostrazione che il sistema di welfare riesce a volte a ridare autonomia agli utenti, e negli ultimi dieci anni hanno fatto un po’ di tutto, occupandosi di mense piuttosto che di accoglienza nel grande mondo del welfare bolognese. Con il cambio di gestione del centro Zaccarelli si sono visti chiudere per due volta la porta in faccia. La prima volta da Asp, che gli ha fatto un colloquio per valutare il passaggio nel nuovo servizio e poi li ha scartati (“ci hanno detto che cercavano profili professionali più alti, noi abbiamo molta esperienza ma nessun foglio di carta”), la seconda – almeno per ora – dalla loro coop di provenienza, La Piccola Carovana, che a seguito della cessazione del servizio del piano freddo ha ricollocato alcuni operatori ma non è riuscita a farlo con tutti. Per Angelo, Ilario e Stefano ora c’è il licenziamento per giustificato motivo. “Ci hanno chiesto aiuto perché non vogliono tornare in strada – spiega Assunta Serenari, socia fondatrice di “Piazza Grande” e sindacalista alla Camera del lavoro della Cgil – Non è possibile che questa città lasci senza lavoro queste persone”.

“E’ una vergogna – commenta Ilario Zannoni a caldo, poco dopo avere lasciato il centro Zaccarelli dove ha lavorato per anni – se abbiamo lavorato per 15 anni in città vuol dire che siamo capaci e sappiamo fare il nostro lavoro. Questa riorganizzazione di Asp ha distrutto una équipe che ha sempre lavorato bene”.

Daniele Bergamini della coop sociale La Piccola Carovana ricostruisce la situazione. “Fino a un mese fa eravamo pronti ad attivare la cassa integrazione per tutti gli operatori dello Zaccarelli perché sapevamo che il centro avrebbe dovuto essere riqualificato grazie alla raccolta fondi del Rotary. Poi però le cose sono andate diversamente, e ora non abbiamo più la gestione del centro. Siamo riusciti a ricollocare nel consorzio di cui facciamo parte 8 operatori, ma non riusciamo a fare altrettanto con questi tre e purtroppo nemmeno mettere in campo percorso di ammortizzatori sociali. Siamo però disponibili a riassumerli appena se ne presenterà l’ occasione”. Bergamini ricorda anche come gli operatori pari, ex utenti diventati appunto lavoratori, “sono stati fino a poco tempo portati come modello nella gestione di certi servizi. Poi c’è stato un cambio di rotta e nell’ultimo anno le richieste di competenze nella gestione dei servizi di è alzata fortemente”.

La vede diversamente Gianluca Borghi, amministratore di Asp Città di Bologna. “Allo Zaccarelli è cambiato il progetto, abbiamo parlato con gli operatori e alcuni li abbiamo ritenuti adeguati, altri semplicemente no. Cambiando l’utenza servivano certe professionalità e non altre. Nulla è dato per sempre, e questo dovrebbe saperlo anche chi gestiva lo Zaccarelli”.

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