Il Bologna perde ma salva almeno la faccia

Perdere 2 a 1 ed essere quasi contenti è una sensazione strana, che può provare solo chi ha appena visto un film horror: il primo tempo dei rossoblù contro la Lazio.
Pronti via, non passano quattro minuti e la squadra di Inzaghi è già in gol:  Luis Alberto lancia Lulic sulla sinistra, la difesa a quattro del Bologna è composta da statue di sale che guardano la palla e non gli avversari, basta quindi che Lulic passi la palla un po’arretrata per Milinkovic-Savic, appostato liberissimo all’ingresso dell’area, per metterla dentro. Tutto troppo facile, ma questo è solo l’aperitivo che aspetta il Bologna in questo primo tempo da incubo, dove la Lazio domina e la sensazione che finisca in goleada – l’ennesima interna per Donadoni – è più che un sospetto.
Da lì in poi è agonia: i rossoblù non mordono, non pressano, il centrocampo non contrasta e la difesa balla. Ogni pallone toccato dalla Lazio è un pericolo: dopo un paio di insidiosi contropiedi al 17° Luis Alberto  pesca  Immobile,  che di sinistro colpisce il palo dopo aver aggirato Mirante.
Un minuto dopo patatrac di Masina: sull’ennesima incursione stende in area Milinkovic, penalty ineccepibile.
Sul dischetto va Immobile che spiazza Mirante ma questa volta è il palo a graziare il Bologna.
Vista la serataccia pare che almeno la sorte arrida gli uomini di Donadoni, macchè… dopo lo scampato pericolo ci pensa Mirante a regalare il raddoppio alla Lazio con una dissennata uscita fuori area su Lulic, a cui basta un preciso pallonetto di testa a porta sguarnita per segnare il 2 a 0.
Per il Bologna è notte fonda. Nessuna reazione, neanche di nervi, la Lazio è padrona del campo e prosegue la sua lotta con i pali: al 36° Luis Alberto lancia dritto per dritto Immobile, destro sull’uscita di Mirante che devia sul palo. Passa un minuto e su calcio d’angolo Mirante esce ancora a vuoto e Leiva da due passi colpisce di testa e prende il quarto legno in 37 minuti.
il Bologna è talmente brutto che Donadoni non aspetta nemmeno la fine del tempo per sostituire un Donsah irriconoscibile con Nagj, per dare almeno un minimo di geometria a un centrocampo impotente, che non filtra e non si propone in avanti, dove Kreicj, Destro e Verdi non combinano mai nulla di buono.
Finisce il tempo, e se Dio vuole anche la tortura: ma la sensazione è che se la Lazio fosse stata in vantaggio 4 a 0 non ci sarebbe stato nulla da dire.

Nella ripresa , un po’ a sorpresa, si vede un’altra partita: la Lazio per demeriti suoi e molta sfortuna non l’ha chiusa e come succede spesso nel calcio paga dazio. Il Bologna reagisce, non ci sta a far la figura della squadra materasso, e al 5° riapre la gara: cross di Nagy dalla sinistra, si avventa sul pallone Pulgar contrastato la Lulic che nella foga di rinviare la butta dentro. Autogol e partita che incredibilmente si riaccende resuscitando i rossoblù presi a pallate per 45 minuti.
C’è un altro Bologna in campo, Masina si divora la palla del pari di testa all’11°, Inzaghi si morde le mani per le occasioni sprecate e mette Lukaku per Lulic che esce molto polemicamente. Intanto Donadoni prova  a rimescolare le carte mettendo prima il redivivo Falletti per Crisetig e nel finale Okwonko per Krejci. Il Bologna adesso fa la gara e spinge senza però mai trovare il bandolo della matassa
I biancazzurri appaiono offuscati, contengono cercando di ripartire e solo allo scadere hanno un sussulto con Parolo che pescato magistralmente da Immobile spreca malamente la palla del 3 a 1 calciando a lato. Nel recupero forcing disperato dei rossoblù che assediano l’area laziale: Verdi prova la magia ma viene rimpallato e alla fine – non senza affanni – arriva il fischio che decreta la vittoria dei biancazzurri e la seconda sconfitta consecutiva del Bologna.
I rossoblù escono tra gli applausi,  motivati dalla reazione e dall’aver evitato un’altra onta dopo quelle subite troppe volte l’anno passato. Ma ad esser sinceri quella di stasera è una partita che rappresenta un bel passo indietro per i rossoblù e che decreta inequivocabilmente che senza i suoi pilastri, Gonzalez in difesa, Poli a centrocampo e – soprattutto – Rodrigo Palacio davanti, la differenza con l’anno scorso appare impalpabile.

Nel prepartita, da segnalare, la grande partecipazione del pubblico del Dall’Ara al minuto di riflessione promosso dopo gli oltraggi degli ultras laziali alla memoria di Anna Frank. Gli Irriducibili della curva nord capitolina hanno almeno avuto il buon gusto di non presentarsi nel settore intitolato ad un altro martire della barbarie nazista: Arpad Weisz, allenatore del Bologna che “faceva tremare il mondo”, trucidato nel campo di sterminio di Auschwitz dopo esser stato cacciato dall’Italia a causa delle leggi razziali imposte dal regime fascista nel ’38.

Bologna (4-3-3): Mirante; Krafth, De Maio, Helander, Masina; Pulgar, Crisetig (24° st Falletti), Donsah (42°pt Nagy); Verdi, Destro, Krejci (35°st Okwonkwo). Allenatore: Donadoni
Lazio (3-5-1-1): Strakosha; Bastos, De Vrij, Radu; Marusic (44°st Patric), Parolo, Leiva, Milinkovic Savic, Lulic (19°st Lukaku); Luis Alberto (28°st Nani); Immobile. Allenatore: Inzaghi

 

 

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