I NoAborto: “Bologna è poco sensibile alla vita”

Giorgio Celsi_Ancona

Giorgio Celsi, in divisa da infermiere, insieme ad altri attivisti no aborto di Ancona. Foto tratta dal profilo Facebook di Giorgio Celsi

Bologna, 1 giu. – “Abbiamo scelto Bologna perché è poco sensibile alle tematiche della vita”. Giorgio Celsi, infermiere cinquantenne marchigiano trapiantato in Lombardia, è il vice presidente del Comitato No 194. E’ uno degli organizzatori della maratona di preghiera che il prossimo 13 giugno vedrà decine di anti abortisti confluire in largo Nigrisoli, davanti alle porte dell’Ospedale Maggiore. “Vogliamo risvegliare le coscienze e l’indifferenza dei bolognesi- spiega Celsi-: qui è messo in gioco il futuro dei nostri figli perché, come dice Papa Giovanni Paolo II, una nazione che uccide i suoi figli è una nazione senza futuro“.

Celsi è un attivista anti 194 di lungo corso. Da oltre dieci anni organizza nel milanese, e non solo, gruppi di preghiera davanti agli ospedali “contro la strage dell’aborto”. In qualche occasione ha ricevuto anche delle torte in faccia da alcune femministe, come accaduto nel novembre 2013 e come documentato in un video caricato sul proprio canale Youtube. In un altro video, sullo stesso canale, definisce “pro morte” coloro che contestavano le preghiere della Papa Giovanni XXIII davanti al Sant’Orsola di Bologna. Insomma, Celsi non ha paura delle contestazioni annunciate da Tpo, LàBas e Sel. “Non ci hanno mai fatto indietreggiare, non riusciranno nemmeno questa volta” assicura il numero due dei No194. “Hanno paura di un rosario” è la provocatoria risposta di Celsi ai possibili contestatori. Proprio oggi anche il Partito Democratico, con una lettera firmata dal segretario cittadino Francesco Critelli e da Federica Mazzoni, Coordinatrice Donne del PD bolognese, e indirizzata a Prefetto e Questore, ha chiesto che la manifestazione non si tenga.

Battaglia legale se la veglia sarà vietata

L’obiettivo, a lunghissimo termine, dell’associazione No194 è quello di arrivare ad un referendum abrogativo della legge del 1978 che regolamenta le interruzioni di gravidanza in Italia. Una legge che “è peggio delle leggi razziali“, secondo l’infermiere antiabortista, “perché ha fatto più vittime”. “Non voglio essere complice di questa strage” dice Celsi ai nostri microfoni prima di dare i numeri: “Da quando l’aborto è legale in Italia sono stati uccisi 6 milioni di bambini”. La legge 194, frutto di decenni di battaglie, è colpevole, secondo i suoi oppositori, di “aver banalizzato il male”. Per spiegarsi, Celsi ricorre ad un esempio tratto dalla propria professione: “Per fare un’ernia ci vogliono due anni. Per un intervento (di aborto, ndr) ci vuole una settimana. Ed è gratuito”.

Celsi e i No194 non vogliono sentire parlare di “autodeterminazione della donna“: “La donna ha tre possibilità: non rimanere incinta; una volta che è incinta, dare il bambino in adozione se non lo vuole; o tenersi il bambino. Una volta che inizia il concepimento la sua libertà se l’è già giocata” dice con fermezza l’infermiere antiabortista. Che spiega così la sua convinzione: “Perché inizia anche la libertà di un’altra vita, di un bambino. Non possiamo quindi dire che uccidendo un figlio ad una mamma la aiuti”.

In chiusura di intervista Celsi si rivolge anche alla categoria giornalistica: “Se si affonda si affonda tutti, anche voi giornalisti che magari parlate sempre di animali, il futuro sono i bambini. Anche affrontare tematiche come l’aborto, come la denatalitàè importante. Anche perché- dice Celsi che la butta sull’audience- è in gioco anche il vostro futuro: sei milioni di bambini abortiti non compreranno mai i vostri giornali né vedranno i vostri servizi. Cioè, avete una grande responsabilità, davanti a Dio e alle future generazioni”.

 

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