I Giorgieness cantano l’inizio dei vent’anni – Live a Maps

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8 feb. – Talvolta, per comprendere quello che ci accade, è necessario scriverlo. Una poetica abbracciata da Giorgia D’Eraclea, titolare della band Giorgieness, per il primo album La lunga distanza, uscito lo scorso aprile per la Woodworm: “È un disco autobiografico, sono quattro anni della mia vita condensati in undici tracce“, racconta la cantante ai microfoni di Maps, in occasione della data del 3 febbraio al Covo Club. I brani, da “Sai parlare” (che potete ascoltare nel live acustico qua sotto, insieme a “Farsi male” e “Lampadari“) sino all’ultimo “Dare fastidio“, seguono un ordine che possiamo definire cronologicamente emotivo: “Nelle prime tracce è la Giorgia di 19 anni a parlare, arrabbiatissima, piena di rabbia. Mano a mano che il disco scorre entra in gioco la me di 23 anni, che accetta tutto ciò che gli è successo senza porsi altre domande”. Un percorso introspettivo che necessita la distanza, sia fisica che emotiva, che ispira il titolo dell’album: “Per me è necessaria, ho bisogno di guardare le cose da lontano per capirle. Per scrivere i testi, oltre a creare una distanza emotiva, mi sono allontanata dalla casa in cui vivo con le mie coinquiline, rifugiandomi da mia madre, da mio padre, o all’estero”.

Se con Motta abbiamo ascoltato una riflessione intima sulla fine dei vent’anni, con i Giorgieness torniamo agli inizi di quell’età: “Sono un passaggio fondamentale, è il momento in cui ti fai delle opinioni forti e le mostri al mondo”, spiega Giorgia. “Anche se, per la nostra generazione, diventa un periodo sempre più difficile. Ci sentiamo persi e l’instabilità si riflette soprattutto sulle relazioni. Non siamo più disposti a scendere a compromessi, siamo troppo occupati a curare il nostro orticello”. Relazioni complicate, amori incerti, delusioni raccontate attraverso linee melodiche unite a sonorità rock, che talvolta sfociano in sfumature noise. Il tutto registrato in analogico grazie a Davide Lasala, nei nostri studi insieme a Giorgia, che è riuscito a racchiudere l‘impatto live di ogni traccia. E di live, i Giorgieness, ne hanno fatto davvero tanti: “Abbiamo aperto i Garbage, le Savages, i Kooks, i Verdena. Sono state tutte delle sfide per noi, ma siamo riusciti a ritagliarci il nostro pezzo di palco, ed è andata benissimo!”.

Elena Usai 

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