I bibliotecari dell’Unibo: “Cua intollerabile, ma Piazza Verdi è un problema che nessuno ha affrontato”

bibliotecari cgil
Bologna, 16 feb. – “Hanno forzato la biblioteca con maschere e piedi di porco. E’ inaccettabile che il Cua si appropri di uno spazio pubblico come la biblioteca, che deve essere di tutti, non solo loro”. Arriva così il primo applauso dell’assemblea del personale dell’Università di Bologna indetta dalla Cgil. Arriva durante l’intervento di Federico Barbino, un bibliotecario di scienze della formazione ed rsu Cgil che boccia l’intervento della celere, ma anche le modalità del Cua, il collettivo universitario autonomo protagonista delle proteste di queste ultime due settimane.

Il secondo applauso, scrosciante, arriva quando Mirella Mazzucchi, responsabile della biblioteca del 36 ora chiusa, racconta delle “feste del Cua” in università, “altro che studenti. Questi volevano fare bisboccia e per anni sono stati tollerati. Ora basta, non possiamo più vivere così”. Nell’aula 3 di Piazza Scaravilli hanno discusso in un centinaio, i lavoratori e tecnici dell’Alma Mater chiamati dal sindacato per “dare solidarietà ai colleghi del 36 contro tutte le vessazioni subite” e per trovate una soluzione. I cento hanno criticato l’irruzione della celere in università, ma soprattutto hanno raccontato “dell’aria irrespirabile che c’è in ateneo per colpa del Cua”. C’è chi spiega che, per fare un esempio, alcuni colleghi per arrivare in Piazza Scaravilli siano passati non da via Zamboni, “perché lì c’era il Cua schierato”, ma da via Belle Arti. Altri raccontano di come, nelle ultime due settimane, siano stati “vittime di pressioni, canzonature, sfottò” da parte degli attivisti. Un clima che li ha infastiditi, preoccupati, in parte spaventati.

“Sarà anche montata troppo, anche perché qui si tratta di percezioni, non certo di aggressioni fisiche – ragiona un lavoratore a margine dell’assemblea chiedendo l’anonimato – ma certo questi sono i sentimenti che provano i colleghi, e noi siamo solidali con loro”. “Ma io – aggiunge un’altra bibliotecaria – non me la sento di dimenticare le centinaia di studenti che stanno manifestando, che non sono i 50 del Cua e che hanno visto la polizia arrivare in biblioteca”.

Nei 60 minuti dell’assemblea in tanti hanno chiesto di andare al di là della questione Cua, e raccontato della situazione di Piazza Verdi, “dove c’è criminalità diffusa”.”Purtroppo tutto il peso di Piazza Verdi ricade sui bibliotecari, quando invece servirebbero strumenti e interventi che non ci sono al momento. Operatori sociali ad esempio”. “Questa discussione dovevamo farla prima, i problemi ci sono da tempo non certo da ieri”, aggiunge una lavoratrice. Presente Matteo Festi della Camera del Lavoro della Cgil, che propone un documento per chiedere alle istituzioni, e cioè a Rettore e Sindaco, un intervento. “Parliamo troppo del Cua, e per questo non vi dirò nemmeno come la penso sulla questione. Se anche mettessimo i tornelli al 36 potremmo magari creare la biblioteca più sicura del mondo, ma le lavoratrici in turno fino alle 24 alla fine dovrebbero camminare sempre per Piazza Verdi, un posto dove si sono concentrati problemi che nessuno ha affrontato. Le istituzioni devono intervenire, partendo dal dialogo con i lavoratori”.

Il terzo applauso, deciso e improvviso, arriva quando un’altra bibliotecaria, Sara, dice che “la chiamata della celere è stata dolorosa, ma necessaria”. “Brava”, urlano un paio di colleghe dal fondo dell’aula. Il tutto a poche decine di metri dal rettorato, dove proprio il Cua sta occupando il corridoio ricreando così una sala studio “perché l’Alma Mater – dicono gli attivisti – deve riaprire la biblioteca subito”. Meno di cento metri di distanza tra lavoratori e attivisti, ma tra i due gruppi ormai è cresciuto un muro altissimo.

“Solidarietà ai colleghi – dice al microfono la bibliotecaria Cristiana Scappini – in quelle condizioni avrei voluto vedere la reazione di ognuno di noi, sono stati lasciati soli dall’amministrazione”. L’analisi va nel profondo: c’è chi solleva il tema della marginalità e della devianza di Piazza Verdi, chi ricorda che “al 36 di mattina ci andavano anche i senza casa per lavarsi “. Ma ad essere tirato in ballo è stato anche il rapporto tra i lavoratori e i vertici dell’Alma Mater. “Molte cose le apprendiamo dai giornali, bisogna parlare di più e condividere informazioni. Io – conclude la lavoratrice – condanno il Cua ma mi interrogo sui problemi: sul caro mensa, sulla mancanza dei servizi, su come si prendono le decisioni. Tanti studenti stanno manifestando ma non stanno con quel collettivo”.

A parlare anche uno studente, Nicola Quondamatteo del Link. “Apriamo un dibattito su quel che Comune e università non stanno facendo, andiamo oltre i tornelli. Ad esempio parliamo del personale super precario e esternalizzato che lavora in Unibo”.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.