Morì dopo un anno di coma. Il pm: “Il carabiniere che lo colpì doveva evitare la rissa”

cappello da carabiniere Foto di Radio Città del CapoBologna, 15 gen. – Dopo aver preso un pugno, avrebbe dovuto indietreggiare e chiamare il 112. Invece ‘accettò la sfida’, comportandosi “come un pregiudicato” qualunque e non come un pubblico ufficiale quando colpì con violenza l’extracomunitario ubriaco e traballante che aveva poco prima molestato la fidanzata e un’amica in un pub del centro di Bologna. E’ il cuore dei motivi di appello depositati dal Pm Beatrice Ronchi per il caso di G.T., carabiniere assolto in primo grado il 18 settembre per legittima difesa, dall’accusa di omicidio preterintenzionale.

Il militare, 36 anni, attualmente impegnato in un ufficio non operativo, all’alba del 22 giugno 2011 fu coinvolto mentre non era in servizio in una scazzottata in via Delle Moline, con un tunisino 30enne, Houssem El Haji. Lo straniero morì il 17 agosto 2012, dopo essere rimasto in coma per oltre un anno. Inizialmente per l’episodio fu processato un buttafuori romeno, assolto in abbreviato e le indagini ripartirono.

Il militare, ricostruisce il Pm, quando invitò El Haji ad allontanarsi ricevette un pugno, per cui ebbe quattro giorni di prognosi. E decise, scegliendolo, “di porre in essere una violenta reazione”. Il pubblico ufficiale “anziché ritirarsi e denunciare l’extracomunitario – si legge nell’atto di appello – anziché chiamare rinforzi, come da protocollo, anziché agire perché le condotte violente si placassero, le ha fomentate, come un pregiudicato qualunque promotore di una rissa al bar, scegliendo deliberatamente di colpire l’extracomunitario che ben vedeva essere in condizioni precarie per lo stato di ubriachezza evidente (a tutti sul momento) e documentato (ex post)”. Per Ronchi “siamo del tutto fuori dalla legittima difesa” e la reazione “fu tutt’altro che inevitabile”. Il carabiniere, ribadisce il Pm, scelse “di partecipare alla colluttazione con l’intenzione di ribattere colpo su colpo e di avere la meglio sul proprio sfidante, agendo come un qualsiasi soggetto violento e non certo in adempimento dei propri doveri di carabiniere”. Accogliere una tesi contraria a quella dell’accusa “significherebbe del tutto legittimare condotte violente gratuite delle forze dell’ordine, giustificando aggressioni del tutto illegittime e fornendo una sorta di patente di impunità a chi indossa la divisa e ritenga di rispondere con violenza a situazioni che non lo richiedono affatto”.

“L’impugnazione del Pubblico ministero era annunciata fin dal giorno della sentenza. L’avvocato Mariano Rossetti e io affronteremo il nuovo grado di giudizio nella convinzione che la mancanza di responsabilità del nostro assistito verrà confermata”. Lo dice l’avvocato Cesarina Mitaritonna, difensore insieme al collega Rossetti del carabiniere accusato di omicidio preterintezionale per cui la Procura di Bologna ha fatto appello (Ansa).

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