Hera perde per strada le clausole sociali, a rischio 15 lavoratori svantaggiati

Bologna, 31 mag. – Arriva la nuova gara per la racconta di abiti usati, e questa volta a rimetterci potrebbero essere 23 lavoratori, 15 dei quali svantaggiati. Persone cioè in condizioni di difficoltà che stanno affrontanto un percorso di autonomia e reinserimento proprio grazie al lavoro.

A mettere tutto in discussioni Hera, la multiutilty a controllo pubblico che tra le altre cose si occupa anche della raccolta dei vestiti usati. Se infatti nello scorso bando l’azienda aveva deciso di premiare le offerte tecnicamente migliori, a livello di organizzazione del servizio di raccolta e di impiego di persone svantaggiate, questa volta Hera ha deciso di seguire una strada differente. Le nuove regole fissate per l’assegnazione (un anno prorogabile) prevedono criteri unicamente economici, senza nessuna esplicita attenzione o punteggio premiale per chi impiegherà personale in difficoltà. In soldoni le nuove regole rischiano di rendere non concorrenziale qualsiasi offerta con un’attenzione al sociale, e a pagare alla fine potrebbero essere i 15 lavoratori svantaggiati (su 23 in totale) impiegati da chi attualmente gestisce il servizio, cioè le coop sociale La Fraternità, Arca di Noè e La Piccola Carovana. L’unica speranza è la clausola di salvaguardia, che imporrebbe al nuovo assegnatario del servizio di reimpiegare il vecchio personale. Resta il nodo politico, non inserire le clausole sociali in un bando di gara potrebbe avere effetti anche su assunzioni future, non più vincolate al rispetto di una quota di lavoratori svantaggiati. Una scelta, quella di Hera, che non è piaciuta ai consiglieri comunali Francesco Errani e Amelia Frascaroli.

“Una situazione preoccupante, rischiamo di rottamare lavoratori in situazione di svantaggio e un servizio che dava risultati ambientali, sociali ed economici eccellenti”, dice il consigliere comunale Pd Francesco Errani. “C’è ancora modo di tornare indietro, questo bando terribile può essere annulato e produrrà costi sociali altissimi. Se quella strada non funzionerà bisognerà riprendersi il servizio, se Hera non ascolta il Comune gestire direttamente il servizio e dare a questa spesa pubblica, senza aumentarla, un indirizzo sociale”.

 

      Francesco Errani (Pd)

 

Ad attaccare l’ex assessora ora consigliera comunale Amelia Frascaroli, che intervistata da Repubblica Bologna prende di mira la giunta Merola: “Non c’è più visione, non c’è più interesse sul tema del lavoro e soprattutto non c’è più capacità di indirizzo politico verso le nostre partecipate”. Hera è un’azienda per azioni a controllo pubblico (49,5%). Il Comune di Bologna detiene un pacchetto importante di azioni, il 9.73%.

 

      Amelia Frascaroli

 

Sulla vicenda interviene anche l’assessore al bilancio e partecipate Davide Conte: “Hera è un’azienda privata, ha la sua autonomia e indipendenza ma deve rispondere alle indicazioni strategiche della proprietà e dei soci. Bisogna rimettere al centro del tavolo di confronto con Hera la comunità, altrimenti tutto perde di significato. Nel caso specifico bisogna fare le verifiche, capire cosa è successo e dire alle nostre azienda che l’amministrazione comunale sostiene il tema dello sviluppo sostenibile. Questa volta probabilmente è venuto a mancare a mancare un tassello, occorre capire e porre in qualche modo rimedio“.

      Davide Conte - assessore bilancio Comune di Bologna

Per Confcooperative il caso della raccolta abiti “non è un caso isolato ma una tendenza che sta montando e si sta sempre più diffondendo. Lo stesso Comune di Bologna ha bandito gare d’appalto al massimo ribasso e così succede anche in Provincia”. Lanfranco Massari, responsabile delle relazioni istituzionali per Confcooperative Bologna, descrive un fenomeno che “avviene in tutte le pubbliche amministrazioni e in tutte le aziende partecipate”. Poi la stoccata: “Il Comune di Bologna ha detto cose chiari su appalti e clausole sociali, impegni e accordi che però non vengono applicati da chi di dovere. E’ un problema della politica che deve avere una visione e indirizzare i propri manager, dirigenti e amministratori. Se non è così sono solo chiacchiere a cui non corrispondono i fatti“.

      Lanfranco Massari - Confcooperative Bologna

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