Hera. I tecnici sbarrano la strada a Merola: “Non vendere un lusso”

Bologna, 22 apr. –  “Si esprime parere negativo rispetto alla decisione di non procedere alla dismissione di azioni Hera libere“. Parola, nero su bianco, del settore Partecipazioni societarie del Comune di Bologna. Espressione formale che arriva dopo la marcia indietro del sindaco Virginio Merola che, nei giorni scorsi, ha annunciato di non voler procedere con la dismissione di azioni della multiutility.

Il parere e’ firmato da Mauro Cammarata, l’uomo dei conti di Palazzo D’Accursio: Cammarata, infatti, è il direttore del settore Finanza e Bilancio anche se, tecnicamente, il parere e’ stato espresso come sostituto temporaneo di Sonia Bellini, direttrice del settore Partecipazioni societarie, in questo periodo assente per malattia. Ad ogni modo, l’opinione citata e’ “condivisa” con Bellini, assicura Cammarata, a margine di una commissione.
Il parere, nello specifico, riguarda una proposta di emendamento alla delibera sull’abbassamento della quota pubblica in Hera dal 51% al 38% presentata dal M5s per “adattare la delibera” a quanto dichiarato da Merola, sintetizza il grillino Marco Piazza. “Si esprime parere negativo rispetto alla decisione di non procedere alla dismissione di azioni Hera libere- e’ la risposta scritta di Cammarata- in quanto la societa’ e’ una multiutility che mantiene, in virtu’ delle ‘salvaguardie’ normativamente previste, lo svolgimento di servizi pubblici locali, di cui era risultata affidataria prima della quotazione”.
E si legge ancora: “La scelta di mantenimento della partecipazione, cosi’ come quella di concorrere al mantenimento della maggioranza del capitale in mano pubblica, non trova pertanto motivazioni specifiche di ordine giuridico-societario, legate alle finalita’ istituzionali del Comune, come stabilito dalla legge di stabilita’ 2015″. Ma non e’ tutto. A ruota di Cammarata si esprime anche il Collegio dei revisori dei conti di Palazzo D’Accursio che, sempre in riferimento all’emendamento M5s, scrive: “Dato atto del parere negativo del responsabile del settore Partecipazioni societarie, in assenza del piano di razionalizzazione delle societa’ partecipate il Collegio dei revisori esprime parere negativo”. Per Piazza, che ha riportato i contenuti dei due pareri durante la commissione di oggi e li commenta su Facebook, si tratta di una vera e propria “controffensiva dei Revisori dei conti e il direttore del settore Entrate contro la decisione di
Merola di non vendere”. E’ “Merola vs Giannini”, afferma Piazza, leggendo le novita’ emerse oggi come il frutto di uno scontro tra il sindaco e la sua vice Silvia Giannini, che ha la delega al Bilancio e nei giorni scorsi ha ribadito la propria preferenza per le dinamiche di mercato: “Uno a uno e palla al centro”,
scrive il grillino. “Tecnicamente”, dicono gli uffici comunali secondo Piazza, “le azioni Hera se si possono vendere vanno vendute. Quindi Giannini (che voleva invece vendere, a differenza del sindaco) ha
la sua rivincita”. Infine, “curiosita’ finale: il mio emendamento era copiato dalla delibera di Rimini che va in Consiglio domani.
In pratica- scrive Piazza- hanno dato parere tecnico negativo alla delibera di Rimini bocciando un intero Comune che, a parer loro, potrebbe essere a rischio di danno erariale perche’ se non vendi le azioni, non cali il debito e quindi continui a pagare interessi che potresti risparmiarti”.
Scompiglio, a Palazzo D’Accursio, dopo il parere negativo con cui il settore Partecipazioni societarie del Comune di Bologna ha bocciato un emendamento, targato M5s, alla delibera con le modifiche statutarie del patto di sindacato di Hera e l’autorizzazione alla vendita di azioni. Tanto che la vicesindaco Silvia Giannini, a margine della commissione di stamattina, riprende a gran voce il dirigente Mauro Cammarata,
che ha firmato il parere: “Mauro, per favore, la prossima volta prima di scrivere pensaci un po’ meglio perche’ non capiscono”, dice l’assessore, indicando i giornalisti presenti.

“Si esprime parere negativo rispetto alla decisione di non procedere alla dismissione di azioni Hera libere”, si legge nel parere di Cammarata: “La scelta di mantenimento della partecipazione, cosi’ come quella di concorrere al mantenimento della maggioranza del capitale in mano pubblica, non trova motivazioni specifiche di ordine giuridico-societario”. Per Giannini “il parere negativo e’ su alcuni emendamenti che
vorrebbero modificare la delibera in modo tale da non consentire l’autorizzazione alla vendita”. La vicesindaco invita a non usare “strumentalmente” le parole di Cammarata, sottolineando che
“autorizzazione e vendita sono due cose diverse”. Aggiunge l’assessore: “Un tecnico non puo’ dare un parere negativo sul fatto che il sindaco non vende tutte quelle azioni li’ subito”.
E, continua Giannini, “sulla delibera siamo tutti d’accordo, tecnici e politici”. In tutto questo, “parliamo di una societa’ quotata, quindi chiedo a tutti massimo senso di responsabilita’.
Bisogna attenersi ai necessari comportamenti di riservatezza, onde evitare di disturbare i mercati”. Come dirigente “mi occupo di questioni tecniche e non politiche”, sottolinea dal canto suo Cammarata.
Precisando che il parere e’ negativo sia per l’emendamento del M5s che per quello proposto da Sel,
“tecnicamente non rilevo ragioni per sostenere che la partecipazione in Hera e’ indispensabile e c’e’ una norma che mi impone di fare questa valutazione. Le valutazioni politiche sono un’altra cosa”, aggiunge il dirigente. “Io mi esprimo su atti, non posso esprimermi sulle dichiarazioni del sindaco”, continua
Cammarata, ricordando che “c’e’ la Corte dei conti che vigila su quello che scriviamo e diciamo”. Il dirigente, poi, spiega che il parere negativo riguarda sia le modifiche che rappresentino un
“divieto alla vendita” delle azioni, sia quelle che attribuiscono al Consiglio la decisione su quante azioni vendere e quando (vanno in tal senso le proposte sia del M5s che di Sel): “Il Consiglio gia’ in questa sede decide cosa vuole fare, ci sono dei quantitativi massimi e si autorizza la vendita”.
Anche il Collegio dei revisori, intanto, ha bocciato l’emendamento M5s. La legge di stabilita’ dice “razionalizzate in quanto i trasferimenti da Roma sono sempre inferiori”, spiega uno dei revisori, Dino Montanari: un “discorso prettamente tecnico, non politico e in quanto tale noi dobbiamo rispettare i numeri”.
Aggiunge il revisore: “Per quanto riguarda il Comune di Bologna, siamo andati a leggere bilanci. Se guardate le previsioni e se guardate tutto, tecnicamente di questi denari” il Comune “ne deve usufruire per fare investimenti, ridurre i debiti, liberare quote di spesa corrente, perche’ comunque i rimborsi alle banche sono spesa”. I conti di Palazzo D’Accursio sono in ordine, ricorda Montanari, ma se a Roma “domani decidono di non fare ulteriori trasferimenti, i soldi da qualche parte vanno presi, ormai le addizionali sono tutte ai massimi e non e’ che” il Comune “possa permettersi il lusso di dire ‘non cedo'”.

(DIRE)

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