Hera. Bologna stringe i tempi per votare le modifiche di statuto

Bologna, 17 apr. – Il Consiglio comunale di Bologna voterà le modifiche allo statuto di Hera già venerdì prossimo, il 24 aprile. Inizialmente la discussione era prevista per lunedì 27, ma i tempi sono stati anticipati perché quello stesso lunedì è in programma un’assemblea dei soci di Hera.
“La Giunta ha chiesto di trattare anticipatamente la delibera, rispetto ai lavori del 27 – ha spiegato la presidente Simona Lembi – per consentire al sindaco Virginio Merola di avere l’opinione del Consiglio prima dell’assemblea dei sindaci”. La conferenza dei capigruppo, questa mattina, ha concordato all’unanimità di discutere la delibera il 24. Venerdì prossimo, quindi, il question time sarà anticipato alle 9,30 e i lavori proseguiranno per discutere di Hera in “seduta deliberante”.
In ballo c’è l’abbassamento del controllo pubblico dall’attuale 51% al 38%. L’argomento sarà sviscerato anche in commissione già mercoledì 22.
Nel question time di oggi i gruppi di opposizione (M5s, Lega nord e Fi) hanno presentato ben quattro interrogazioni a Merola, che però non era in aula e risponderà in forma scritta.
Fra l’altro, i consiglieri hanno chiesto conto del fatto che si parli ancora di vendita di azioni Hera nella delibera che hanno visto ieri in commissione, nonostante l’annuncio a sorpresa del sindaco di non voler più vendere le quote di partecipazione alla multiutility.
A margine di quella stessa commissione, però, la vicesindaco Silvia Giannini, interpellata dai giornalisti sul dietrofront di Merola, ha commentato: “Sono un’economista e gli economisti su queste cose hanno le idee piuttosto chiare”. Ovvero, ha aggiunto la vicesindaco, “sono favorevoli ai mercati“. Giannini, che ha la delega al Bilancio, ha però detto che la nuova linea su Hera è stata “condivisa” e la cessione di quote “resta un’opportunità” aperta. Proprio su questo, in commissione, si è consumato l’annunciato strappo in maggioranza di Sel che, al pari del M5S, nonostante l’annuncio del sindaco non intende votare la delibera sulle modifiche allo statuto della multiutility. Non bastano le ulteriori rassicurazioni di Giannini: grazie al voto maggiorato, anche scendendo sotto il 51% “la governance di Hera rimane saldamente in mano pubblica”, afferma Giannini. Inoltre, per eventuali vendite superiori alle 300.000 azioni si prevede un “meccanismo concertato e coordinato” che favorisca una “collocazione ordinata” delle quote sul mercato. Ma Sel, chiarisce ad ogni modo la capogruppo Cathy La Torre, non voterà il provvedimento; i vendoliani tenteranno anche la strada degli emendamenti, ma se anche venissero accolti il voto alla delibera non sarà favorevole. Se Merola non vuole vendere, La Torre si chiede perché la delibera debba dare al sindaco un “mandato” in tal senso. La Torre, di conseguenza, presenterà un emendamento per “stralciare completamente i riferimenti e le autorizzazioni riguardanti la vendita”, ossia gli articoli 9, 10 e 11.

Anche il Comune di Valsamoggia non intende vendere azioni Hera. La decisione è stata presa ieri dal
Consiglio comunale, che ha accolto l’invito del sindaco Daniele Ruscigno a votare la sospensione dell’approvazione del contratto di sindacato di voto e di disciplina dei trasferimenti azionari fra i soci pubblici di Hera per il periodo luglio 2015-giugno 2018, il mantenimento della quota delle azioni del gruppo di proprietà del Comune di Valsamoggia e la richiesta di un patto di secondo livello metropolitano fra gli azionisti pubblici.

La marcia indietro del sindaco di Bologna sulla vendita di azioni, motivata con l’arrivo di fondi strutturali europei, aveva suscitato l’ira dei sindaci romagnoli. Ma anche l’assessore regionale alle Politiche europee Patrizio Bianchi, riporta oggi il Corriere di Bologna, sottolinea che “i fondi europei sono a bando, non c’è una ripartizione”.

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