La green economy e il disinteresse dei partiti italiani

Arcobaleno_montagne

Bologna, 13 nov. – Perché la green economy rappresenti davvero il motore della ripresa economica del Belpaese è necessario che anche in sede europea venga sostenuta. Ma purtroppo su questo fronte i partiti politici italiani latitano. Lo dice chiaramente Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Nata nel 2009 da una rete di associazioni di categoria imprenditoriali, la fondazione cura da due anni l’organizzazione, nell’ambito di Ecomondo, degli Stati generali della Green economy che si sono svolti a Rimini il 6 e 7 novembre scorsi.

In quel contesto, come anticipatoci dal presidente della fondazione Edo Ronchi, le imprese avrebbero presentato al mondo politico le loro proposte per avviare anche in Italia un ‘green new deal’. Defiscalizzazione dei green job, sburocratizzazione per le energie rinnovabili, misure decise per il risparmio energetico: queste e altre le richieste su cui sono stati chiamati a rispondere i ministri dell’ambiente, Andrea Orlando, e  dello sviluppo economico,  Flavio Zanonato. Se il primo ha molto soddisfatto Orsini, il secondo “ha lasciato qualche ombra”. “Ha sostenuto le ragioni della old economy” ha detto Orsini.

Contrario alla vendita delle spiagge, Orsini ritiene che sia l’Europa la sede opportuna per rafforzare il settore della green economy italiano. E proprio qui manca l’apporto fondamentale dei partiti politici italiani, troppo disattenti secondo Orsini.

La foto è di Forest Wander

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