Gli escursionisti alla Regione: “Via auto e moto dai sentieri”

CAI_Sentieri

Bologna, 10 apr. – Una petizione per costringere la Regione Emilia Romagna a mettere mano alla legge 14 del 2013, intitolata “Rete escursionistica dell’Emilia Romagna e valorizzazione delle attività escursionistiche“. L’hanno lanciata oggi le principali associazioni dell’escursionismo emiliano romagnolo insieme alle associazioni ambientalistiche. Un fronte comune che unisce il Club Alpino Italiano a Trekking Italia, le Guardie ecologiche volontarie alla Federazione Italiana Amici della bicicletta, e poi ancora Legambiente, Italia Nostra, Fondo per l’ambiente italiano e Wwf.

“Il traffico motorizzato a fini ludici sui sentieri di montagna produce un alto impatto ambientale sulla fauna, sulla flora e sul fondo dei sentieri, aggrava i fenomeni del dissesto, rappresenta un pericolo e un disincentivo alla diffusa pratica dell’escursionismo e, in ultima analisi, un ostacolo alla tutela e allo sviluppo appropriato dei territori rurali collinari e montani” scrivono le associazioni che indicano nella “lobby motoristica” la propria controparte.

“Nella scorsa legislatura, con un colpo di mano all’ultimo momento- ha spiegato Vinicio Ruggeri, presidente del Cai Emilia Romagna- i consiglieri del Pd Gabriele Ferrari e Marco Barbieri hanno inserito un comma che consente il transito ai messi a motore”. Un blitz che ha mandato su tutte le furie le associazioni escursionistiche e ambientaliste, che però non ha impedito l’approvazione della legge. Che oggi, di fatto, consente anche a moto, quad e fuoristrada di percorrere mulattiere e sentieri. “Si tratta di percorsi pensati nei secoli per le persone e gli animali, non per i mezzi a motore” dicono all’unisono le associazioni promotrici della petizione.

I mezzi a motore, oltre ad inquinare con smog e rumore i boschi e le vallate, danneggia in maniera irreversibile il piano di calpestio dei sentieri. Le ruote dentate dei fuoristrada, a due o a quattro ruote, incidono il terreno, lo scavano e, con la complicità delle precipitazioni, aumentano il dissesto idrogeologico di ambienti fragili. Come prova dei danni arrecati ai sentieri, il Cai ha presentato in conferenza stampa molte immagini, scattate in pochi giorni dalle parti di Marzabotto.

“Non possiamo trasferire in montagna modelli di sviluppo di altre aree” incalza Ruggeri pensando al turismo della riviera romagnola e alla Motor Valley. “Se si pensa all’intera regione come ad una grande valle dei motori, in cui le moto sono libere di scorrazzare ovunque, si rischia di distruggere le altre tipicità, territorio in primis” conclude Ruggeri.

Il patrimonio della Rete escursionistica emiliano romagnola conta oltre 8 mila chilometri di sentieri, per la quasi totalità conservati grazie al lavoro delle associazioni di volontariato. Il Cai, ad esempio, mantiene “vivi” circa 7 mila chilometri di sentieri, oltre 1900 nel solo Bolognese. Si tratta di uno sforzo ingente, fatto grazie al solo lavoro volontario (quindi gratuito) degli associati e con ben pochi mezzi economici.

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