Giovanni Ferrario: “PJ Harvey mi ha dato coraggio”

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3 nov. -“Un grosso aiuto per il disco l’ho avuto da PJ Harvey. Un po’ timidamente le ho fatto ascoltare i brani e le sono piaciuti molto: questo mi ha dato la spinta per continuare il lavoro e chiudere l’album”: a dirlo ai microfoni di Maps è Giovanni Ferrario a proposito dell’ultimo Places Names Numbers, uscito ai primi di ottobre per WWNBB Collective. Delle tre parole che ne compongono il titolo, sicuramente “places” è la più importante ed evidente: ci sono brani dedicati a città diverse come Cecina e Bristol, ma in genere il disco costruisce geografie reali o immaginarie, come fa talvolta un altro grande chitarrista come Ry Cooder: “Mi interessano i colori e le immagini”, ha confermato il musicista che, oltre ad avere lavorato con l’artista britannica, vanta nel suo curriculum collaborazioni con John Parish, Le Luci della Centrale Elettrica e – ovviamente – l’avere lavorato con gli Scisma.

Ma se c’è un nume tutelare da evidenziare è quello di Robert Wyatt, a partire dalla firma dell’album, Giovanni Ferrario Alliance: “Ho preso in prestito ‘alliance’ da un suo brano”, ci ha raccontato il musicista, aggiungendo che quel termine “comprende tutte le persone che hanno collaborato al disco, tutti quelli che mi sono stati vicino nella sua lunga gestazione. Ero partito con l’idea di fare un album strumentale, ma poi ho scritto anche brani cantati  piaciuti all’etichetta. Non pensavo di doverli suonare dal vivo: in questo momento per molti motivi non ho una band, come vorrei, e quindi giro con i miei feticci“. I “feticci” sarebbero computer, mixer, pedali ed effetti con i quali il musicista ha presentato dal vivo a Maps tre canzoni dell’ultimo disco, suonando tutto da solo nei nostri studi e regalandoci delle versioni uniche di “Oaxaca”, “Where To Go” e “Goose 4″.

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