Giornata mondiale del rifugiato: a Bologna 560 persone accolte

Bologna, 19 giu. – 880 persone in tutta l’area metropolitana di Bologna e 560 in città. Sono questi i numeri dell’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo presenti sul territorio al 17 giugno 2015.

A Bologna esiste un hub (nodi di smistamento) regionale per adulti che si trova nello stabile dell’ex Cie di via Mattei e poi, a partire dal 23 marzo 2015, sono stati creati altri nodi di smistamento riservati ai minori, diffusi sul territorio, per un totale di 50 posti disponibili. Giuridicamente si tratta di un Cara, un centro di prima accoglienza per richiedenti asilo. Nel comune di Bologna attualmente ci sono 258 persone ospitate nel centro di via Mattei. Nell’ultimo anno sono transitate dall’hub circa 5240 persone. Nel centro viene fatto lo screening sanitario, la fotosegnalazione, il monitoraggio dei servizi sociali e infine la domanda per la richiesta della protezione internazionale o di asilo.

Al termine di queste pratiche burocratiche, scatta la seconda fase dell’accoglienza e le persone vengono assegnate allo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati o ai Cas, i centri di accoglienza straordinaria. Nel comune di Bologna questa fase riguarda 300 persone, di cui 165 nel circuito dello Sprar. Si tratta di 111 maschi e 54 femmine, di questi 23 sono minori. Tanti gli Stati da cui provengono i  migranti: la maggior parte degli uomini proviene dalla Nigeria; tra le donne, invece, prevale la nazionalità camerunese. E poi molte persone da Senegal, Mali, Eritrea, Somalia e Iran (da quest’ultimo soprattutto donne).

La permanenza nei centri di seconda accoglienza dura fino al colloquio con la Commissione che deve decidere sulla domanda di asilo, un tempo che oscilla tra un  minimo di quattro mesi, fino anche a un anno. In questa fase c’è la presa in carico della persona, oltre al vitto, alloggio e assistenza sanitaria anche l’insegnamento della lingua e l’orientamento ai servizi. Per le persone ospitate nel progetto Sprar, se si ottiene lo status di rifugiato, l’accoglienza continua, anche con percorsi di formazione e inserimento lavorativo. Per coloro che sono ospitati nei Cas, invece, il programma s’interrompe bruscamente.

“I posti Sprar non sono sufficienti a garantire l’accoglienza di tutti – ha detto Annalisa Faccini, responsabile del Servizio Tutele e Protezioni del Comune di Bologna durante la conferenza stampa sugli eventi previsti per la giornata mondiale del rifugiato – La prospettiva è quella di un’integrazione di tutti i sistemi di accoglienza nello Sprar. Sono queste le intenzioni del governo e ne abbiamo avuto conferma anche dal prefetto Mario Morcone, il 4 giugno, durante l’ultima assemblea dell’Anci sull’immigrazione”. I posti disponibili nel progetto Sprar sono passati da 6000 nel triennio 2011-2013 ai 22.000 per quello 2014-2016.

Oltre alle persone accolte, ci sono anche molti migranti che transitano sul territorio, ma seguono altri tracciati. “Si calcola – ha aggiunto la Faccini – che una percentuale che oscilla tra il 40-50% delle persone che arrivano in Italia cercano di valicare il confine diretti in altri Stati europei”.

Di questo e di molto altro si parlerà sabato 20 giugno al Cassero, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, durante il convegno “Ma dopo, cosa fanno?”, promossa dalla rete Bologna cares!. Dalle 9,30 in poi, dopo il saluto delle istituzioni, ci saranno quattro tavoli tematici: sul percorso di accoglienza dello Sprar; sui minori non accompagnati; sull’insegnamento della lingua italiana e le progettualità individuali; sui tirocini formativi e l’inserimento lavorativo. La giornata si concluderà alle 21 con lo spettacolo teatrale “Gli acrobati” a cura di Cantieri Meticci, nel centro di accoglienza a Villa Aldini. In scena più di venti attori italiani, rifugiati politici e richiedenti asilo del progetto Sprar. La replica, anche domenica 21 giugno.

di Martina Nasso

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