Giorgetti: “Sogno un centrodestra unito perché Bologna è contendibile”

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Bologna, 17 gen. – “Non è vero che Bologna non è contendibile“. Ilaria Giorgetti, presidente del Quartiere Santo Stefano, ospite di BolognaVota, sogna “un centrodestra unito” e meno rissoso. Secondo la presidente dell’unico quartiere bolognese governato dalla destra lo spazio per fare lo sgambetto al Partito Democratico esiste, ma a patto che la destra “scelga un candidato e lo sostenga unita“. Lei stessa, tirata in ballo nelle scorse settimane da Galeazzo Bignami come possibile candidata sindaco, scioglierà le riserve nel corso della prossima settimana. Non solo circa l’ipotesi di correre da sindaco, ma anche, più in generale, se candidarsi nuovamente o meno alla guida del Santo Stefano. “Non sono attaccata alla poltrona” dice Giorgetti.

Classe 1961. milanese di nascita ma bolognese dall’età di 7 anni, Giorgetti viene da una “famiglia di sinistra”: “Mia madre era comunista, mio padre socialista”. Lei in passato è stata craxiana, ha creduto nel Popolo della Libertà in cui non ha avuto difficoltà a condividere la militanza con i post fascisti, apprezza Vladimir Putin (“sui gay no”), ha una grandissima passione per la musica e il ballo e si sente “la mamma del Santo Stefano”. E’ convinta, con Platone, che la politica dovrebbero farla “gli eletti”, persone preparate con “quel quid in più” e non solo perché portatrici di voti. Apprezza la vice sindaco Silvia Giannini, “forse perché è un tecnico e non ragiona per logiche di partito”, detesta, politicamente parlando, le scelte dell’assessore alla mobilità Andrea Colombo e dice che una delle priorità di Bologna dovrebbe essere l’illuminazione. “L’illuminazione pubblica scoraggia la criminalità” è il ragionamento di Giorgetti secondo cui il capitolo sicurezza doveva essere affrontato con maggior determinazione dalla giunta Merola fin da inizio mandato.

Il sogno, politicamente parlando, di Giorgetti è quello di vedere alle prossime amministrative di giugno il centrodestra unito, dai centristi alla Lega Nord, per bissare il miracolo Guazzaloca. Chi potrebbe riuscire nell’impresa di riunire le diverse anime in lotta tra loro? Il desiderata di Giorgetti è un nome noto ai bolognesi: “Alfredo Cazzola avrebbe delle chance, ma lui si candida solo se sa di poter vincere, non va a schiantarsi”. Insomma, pur rilevando le difficoltà del campo avversario, “il Pd è diviso”, Giorgetti non tace, ed evidenzia, le divisioni nel proprio campo. “Lucia Borgonzoni è una bravissima consigliera” dice Giorgetti che però giudica debole e divisiva la candidatura della leghista. “E’ sbagliato impostare un’intera campagna elettorale a Bologna sull’immigrazione e la sicurezza” dice Giorgetti.

Il caso Atlantide. “Sono riuscita a far dimettere un assessore” scherza, ma nemmeno tanto, Giorgetti. La presidente rivendica punto su punto la battaglia che l’ha vista impegnata nei mesi scorsi e che si è conclusa con lo sgombero del cassero di destra di Porta Santo Stefano e con le dimissioni dell’assessore alla cultura Alberto Ronchi, da mesi impegnato nella trattativa tra Comune e collettivi occupanti per risolvere in altro modo la contesa. “Sono andata fino in fondo” spiega Giorgetti che accusa Merola e le precedenti amministrazioni di non aver voluto affrontare la questione. “E’ inutile dare un valore sociale e culturale a chi, con la forza” occupa uno spazio impedendo ad altri di usufruirne, dice Giorgetti che accusa i collettivi di Atlantide di aver “spaventato” le associazioni assegnatarie (Mondodonna, Xenia, Evoè, poi ritiratesi) con alcune mail, ora nelle mani della Procura. “Merola si è incastrato da solo: glielo avevo detto: l’unica è che le faccio un esposto” dice Giorgetti che prende come riferimento il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: “Ha fatto della roba con i centri sociali che sembrava di centro destra. Basta usare il cervello. La legalità deve interessare anche un e soprattutto un sindaco”. Ora che è stato sgomberato, il cassero destro di porta Santo Stefano dovrà essere ristrutturato per poi diventare la sede degli sportelli sociali del quartiere, “attività che comunque di notte sono chiuse”, sottolinea Giorgetti. I soldi per la ristrutturazione sono già stati messi a budget, spiega ancora la presidente che avrebbe già trovato alcune imprese disposte ad eseguire gratuitamente i lavori: “Chiederò in Comune se è possibile farlo”.

Altro tema caldo sul fronte legalità è quello di Làbas, il collettivo legato al Tpo che da tre anni occupa la caserma Masini di via Orfeo, a pochi passi dalla sede del quartiere. “Quella è un’altra partita- spiega Giorgetti, che nei mesi scorsi ha avuto più di un confronto dialettico con gli occupanti – perché l’immobile è di proprietà di cassa depositi e prestiti”. “Lasciamo perdere il passato, chiudiamo un capitolo e apriamone un altro” propone Giorgetti che a quelli che lei chiama “i ragazzi di Làbas” riconosce il valore sociale delle attività realizzate. “Devono togliersi dalla situazione di illegalità, come fanno tanti altri, partecipare a bandi” dice Giorgetti preoccupata, insieme ad “alcuni residenti”, per la sicurezza dell’immobile (“è uno stabile dismesso, non è idoneo ad ospitare laboratori coi bambini”) e per il decoro della via. “Gliel’ho detto più volte ai ragazzi: date un segno distensivo, dipingete i muri dello stesso colore, togliete quelle scritte”. E comunque, spiega la presidente, “se Cassa depositi e prestiti l’ha venduta per farci un ristorante, che ne so, non si può fermare tutto perché delle persone occupano”.

Colonna sonora scelta da Ilaria Giorgetti:

– Bee Gees, Night Fever – “Descrive perfettamente me stessa, lo dicono anche le mie figlie” ha detto Giorgetti.

– Lunapop, 50 Special – “Rappresenta veramente Bologna: città allegra, una città piena di giovani, con una collina meravigliosa, una città dove ci sono stati i miti della vespa, delle discoteche pomeridiane, una città aperta, solare” ha detto Giorgetti.

– Francesco De Gregori, La storia siamo noi – “Io amo De Gregori, e poi rappresenta veramente che cos’è l’Italia e l’italiano” ha detto Giorgetti.

 

 

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