Giorgetti de’ Crocefissi, la presidente che vuol diventare sindaco con la fede

Bologna, 17 nov. – Si intitola “Richiesta di porre il crocifisso in tutti i plessi del Quartiere Santo Stefano” ed è la missiva che lunedì la presidente dell’unico quartiere governato dalla destra bolognese, Ilaria Giorgetti, ha spedito a tutte le scuole della zona. Non un’imposizione, “non è né nella mia natura e non è nel mio potere” ci tiene a precisare raggiunta telefonicamente, ma un auspicio. Nato, dice sempre la presidente, dopo che alcuni residenti le hanno fatto notare che il crocifisso manca da alcune scuole. Insomma, una richiesta “nata dal basso”, a cui Giorgetti ha deciso prontamente di dare seguito, “soprattutto dopo i fatti di Francia”. E comunque, spiega Giorgetti, “non ci trovo nulla di male” nell’esporre il crocifisso che è “un simbolo della nostra tradizione, culturale prima che religiosa”.

In poco più di cinque minuti di intervista, la presidente Giorgetti, che la destra che fa capo a Galeazzo Bignami vorrebbe candidare alle prossime amministrative come sfidante di Virginio Merola, dice tutto e il contrario di tutto. All’inizio dell’intervista dice di aver dato seguito alle richieste dei residenti “a maggior ragione dopo i fatti di Francia”, ma in chiusura di intervista afferma che la richiesta di esporre il crocifisso è slegata dagli stessi: “Questo non c’entra nulla con gli attentati di Parigi”. Quindi, è slegata o no dai fatti di Parigi?

Altro punto un po’ contorto: Giorgetti assicura che la lettera è nata su sollecitazione dei cittadini e che lungi da lei voler imporre qualcosa a qualcuno (“Non è nel mio potere”) e che, se i cittadini la sollecitassero, sarebbe pronta a scrivere ai presidi una lettera in cui si ricorda che non è obbligatorio appendere i crocefissi. Salvo poi contraddirsi nuovamente: “Cioè, voglio dire: se qualcuno mi dovesse chiedere di toglierlo farei uguale scrivendo ai dirigenti. Chiederei le motivazioni che hanno spinti a metterli piuttosto che a toglierli. La libertà è questa: di poter esporre le proprie opinioni senza la ‘vis polemica’. Non so come dire.. Cioè, io dico solo… E’ leggermente diversa, son diverse un po’ le due cose perché la tradizione nostra è questa, se poi a uno non piace è un altro discorso. Non è che lo ha deciso l’Ilaria Giorgetti che esiste un crocifisso, c’è da millenni quindi non è che lo decido io, fa parte della nostra tradizione, dei nostri valori. Se noi non cominciamo a ricostruire una società e pensare che noi abbiamo dei valori, vediamo che cosa succede”. Quindi?

Di sicuro e certo c’è che la presidente Giorgetti il crocifisso lo sventola da tempo. Appena eletta alla presidenza del quartiere bene di Bologna, ha voluto, insieme alla sua maggioranza, appendere il simbolo “della tradizione” nella sala pubblica del quartiere votando un apposito ordine del giorno. La sua pagina Facebook, dove campeggiano frasi di Putin sull’immigrazione e croci, tradisce il sogno di diventare la candidata sindaco della destra bolognese alle amministrative 2016: a commento di un articolo del Corriere di Bologna che la dava in salita nel borsino dei candidati della destra, Giorgetti cita Hemingway: “A dirle le cose belle non succedono”.

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