Genus Bononiae cerca l’aiuto dei bolognesi. “Sempre più difficile tenere aperti i musei”

Leone Sibani e Fabio Roversi Monaco

Bologna, 18 gen. – Genus Bononiae, l’ente che gestisce palazzo Fava, palazzo Pepoli e altri 6 edifici storici sede di musei sparsi nella città, cerca l’aiuto dei bolognesi per sostenere il sistema museale e lo fa lanciando una Membership card che sarà disponibile da fine mese in 4 tipologie. C’è la versione individual dal costo di 50 euro, quella family da 100 euro, quella young da 25 e, infine, il formato exclusive da 200 euro. Un modo per creare “una comunità di sostenitori al progetto e alle iniziative che svolge il Genus”, sottolinea il presidente dell’ente museale Fabio Roversi Monaco, che ha anche ricordato che il Genus da lavoro a 80 persone, “principalmente giovani, donne e laureati”.

E la tesi dell’ex rettore secondo cui “oggi è sempre più difficile tenere aperti i musei” è confermata da Leone Sibani, presidente della Fondazione Carisbo, principale finanziatrice di Genus Bononiae.  Alla domanda se sia sostenibile, nel lungo termine, l’impegno di Carisbo per il sistema museale cittadino Sibani risponde:  “La Fondazione Carisbo è sana, ma le entrate saranno sempre più contenute e queste realtà o si ridimensionano oppure sarà difficile poterle sostenere“.


La Fondazione può contare su un patrimonio milionario: 755 milioni di euro è la cifra di cui tiene conto il bilancio del 2014 della Cassa di Risparmio, approvato il 28 aprile 2015, con un attivo di oltre 2 milioni e mezzo di euro. Ma sulle prospettive future e sulla sostenibilità dell’impegno della Fondazione Sibani afferma: “Se avessi la sfera di vetro le risponderei meglio. Bisogna tenere conto dei cambiamenti nel mercato perché il nostro patrimonio è investito in prodotti finanziari. Siamo sani perché abbiamo un patrimonio investito in attività che danno risultati”.

“E’ difficile che ci siano buchi- continua- ma possono esserci investimenti che anzichè produrre un risultato interessante invece sono un pochino più problematici”.

Mentre sulla possibilità di investire nella Fiera da parte della Fondazione il numero uno di Carisbo è scettico: “Se la Fiera oggi mi chiedesse quanto sono disposto ad investire per l’ampliamento, mi troverei in grande difficoltà. Perché significherebbe destinare altre risorse ad un settore che fino ad adesso a noi investitori ha dato scarsi risultati“. Ma precisa che “decisioni degli organi collegiali non ci sono state” e ricorda che dal gruppo Intesa, nel quale la Fondazione ha investito il 65% del suo patrimonio, deriva tutti gli anni il 2% di dividendo. Mentre altre risorse arrivano da Mediobanca. “Poi abbiamo immobili come questi- ha detto alludendo a Genus Bononiae- che non solo non ci danno risultati, ma ci costano”.

di Giovanni Panebianco

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.