Genova 2001. Guadagnucci: “Ecco perché non accetterò il risarcimento dello Stato”

foto flickr copyriot CC BY 2.0Bologna, 14 gen. – “L’indecenza del governo, la miseria del parlamento”. E’ il titolo di un articolo di Lorenzo Guadagnucci, giornalista che nel 2001 si trovò all’interno della scuola Diaz di Genova al momento dell’irruzione della polizia. A lui come ad altri è stato o sarà proposto dall’Avvocatura dello Stato un risarcimento di 45 mila euro come indennizzo per quanto successo in cambio del ritiro dei ricorsi alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Una cifra decisa in base a quanto già ottenuto da Arnaldo Cestaro, uno dei 92 manifestanti selvaggiamente picchiati e arrestati il 21 luglio 2001. Si parla della violentissima azione di poliziotti e carabinieri alla scuola Diaz e dei successi sistematici pestaggi avvenuti nella caserma di Bolzaneto.

“Il punto – scrive Guadagnucci su il Manifesto – è che l’attivismo dell’Avvocatura dello stato è l’altra faccia dell’ignavia di parlamento e governo. Un’ignavia che corrisponde a una precisa scelta politica: farsi beffe della sentenza della Corte di Strasburgo. La quale, è bene ricordarlo, ha stabilito che il cittadino Cestaro non ha ottenuto giustizia, nonostante le condanne inflitte a 25 funzionari e dirigenti. Non c’è stata giustizia perché prescrizione e indulto hanno quasi cancellato le pene; perché gli autori materiali dei pestaggi non sono mai stati identificati; perché la polizia di stato ha ostacolato l’accertamento della verità giudiziaria.

“Non accetteremo la proposta – spiega Guadagnucci – il ricorso alla Corte europea non è un ricorso al giudice civile per avere un risarcimento. Noi vogliamo che quegli episodi non si ripetano più, e stiamo parlando della violazione dei diritti fondamentali e dello Stato italiano che non è riuscito a fare giustizia”.

Guadagnucci ricorda come i funzionari condannati per il caso Diaz non siano stati sanzionati con provvedimenti disciplinari, come gli agenti in servizio di ordine pubblico non siano ancora identificabili con codici di riconoscimento, come il Parlamento non abbia ancora approvato una vera legge sulla tortura. “E su queste tre questioni segnalate dalla Corte europei dei diritti umani il governo italiano non ha fatto nulla. Per questo io dico che serve fare più pressioni sul parlamento. Più sentenze ci sono meglio è, non ritirerò il ricorso“.

L’intervista di Giusi Marcante a Lorenzo Guadagnucci.

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