Gay Pride. Ecco perché è giusto festeggiarlo anche all’asilo

Bologna, 13 lug. – I bambini con meno di 5 anni sono troppo piccoli per sentir parlare di orientamento sessuale? No, se lo fanno con i colori, leggendo dei libri adatti alla loro età, attraverso il gioco. Giulia Selmi, vicepresidente della associazione Educare alle differenze, non ha dubbi: non ha nulla di illegittimo l’attività a tema “Gay Pride” all’interno di un campo estivo gestito dalla Cooperativa Sociale Dolce a Casalecchio di Reno.
La giornata era così sintetizzata nel cartellone con le fotografie appeso nella scuola il 6 luglio: “Oggi ci siamo dipinti la faccia con i colori dell’arcobaleno per festeggiare il Gay Pride” e “Abbiamo letto ‘Piccolo uovo’ e ‘Buogiorno postino’ perché esistono tanti tipi di famiglie”.

 

      Giulia Selmi

 

A far sollevare il polverone è stata l’interrogazione al Consiglio comunale di Casalecchio del consigliere della Lista Civica Andrea Tonelli, secondo il quale l’attività proposta è inadeguata per quella fascia di età.

 

      Andrea Tonelli

 

La polemica, le preoccupazioni, sottolinea Selmi, partono da un pensiero radicato, derivante da un’idea ottocentesca della sessualità, quello secondo cui “l’omosessualità si possa ‘attaccare’, cioè che parlando di omosessualità a bambini e bambine a scuola, si possa promuovere in loro un orientamento omosessuale”. Ed è un principio sbagliato, spiega, perché ad essere attaccate sono le malattie e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nel 1990. “Non esiste nessun presupposto pedagogico per cui non si possa parlare del fatto che al mondo siamo in tanti, con diversi orientamenti sessuali, così come gli diciamo che non siamo tutti uguali, non siamo tutti bianchi, che ci sono bambini diversamente abili”.

Persino il sindaco di Casalecchio Massimo Bosso, del Partito Democratico, ha parlato di “un’iniziativa un po’ estemporanea” e, seppur precisando “noi non abbiamo nulla contro nessun tipo di famiglia, comprese quelle arcobaleno” aggiunge: “C’entra poco con il percorso educativo, a prescindere dai contenuti, perché stiamo parlando di bambini” e riporta che la cooperativa avrebbe annunciato dei provvedimenti sulle educatrici.

L’audio della seduta consiliare

      Massimo Bosso

 

“Non è vero che le educatrici concordano ogni singola attività con la coordinatrice pedagogica” precisa Selmi, “si condividono delle linee, delle pratiche e le educatrici tutti i giorni inventano delle attività. Spero che la cooperativa sappiano tutelare l’iniziativa delle educatrici e magari anche prenderla da esempio”.

 

Interviene anche Elisa Dal Molin delle Famiglie Arcobaleno che si dice “basita” dalla vicenda: “Le famiglie presenti in quei libri rappresenta realtà che esistono: non è mai troppo presto per dire ad un bambino che il suo compagno di classe ha due mamme o due papà, o solo una mamma”.

      Elisa Dal Molin

 

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