Fuori i compagni dalle balere. Un filo rosso musicale lungo un secolo

fuoriBologna, 12 dic. – Esiste un filo rosso che collega il liscio agli Skiantos, i cantautori della via Emilia alla Italian Records? Prova a tracciarlo Raffaele Meale in Fuori i compagni dalle balere (Arcana edizioni).

Romano di nascita, classe 1979, critico cinematografico e musicale, Meale risale la Via Emilia partendo dalle colline di Savignano sul Rubicone, la terra di Zaclèn, nome d’arte di Carlo Brighi (1853 –1915), compositore e violinista, capostipite della musica da ballo romagnola: è lui l’inventore del folk romagnolo, da cui è nato il liscio.

Ma come fa un romano a parlare di Emilia-Romagna? “Sono romano ma è in Emilia Romagna che ho fatto il mio primo incontro reale con il rock italiano, attraverso i CCCP poi CSI, dove la connotazione territoriale è forte”. Terra che appartiene da sempre all’autore e alla sua generazione: “In famiglia”, ricorda Meale, “era luogo mitico come esempio della buona amministrazione di sinistra, Bologna è una città che ho vissuto e amato, snodo non solo ferroviario ma musicale dal quale non si può prescindere; i cantautori, la stagione del ’77, il punk e poi gli anni 80 fino al rock dei 90 ma partendo da molto lontano, la musica popolare, il liscio, le balere”.

Come è possibile trovare radici comuni nella musica di due terre come l’Emilia e la Romagna? “Il filo rosso esiste” dice l’autore, “si riconosce nella gente. La musica qui acquista un valore legato alla terra in senso fisico, alle radici contadine e industriali, che forse si perdono un pò nelle zone metropolitane. C’è un sentire comune.”

Da Zaclèn a Guccini e Claudio Lolli, passando per gli Skiantos e arrivando ad oggi, il libro non segue un ordine cronologico né geografico. “Ho individuato alcune grandi aree di interesse” ci spiega Maele “come l’universo cantautoriale o  la Bologna rock anni ’90”.

E non risparmia giudizi decisi e netti sul presunto declino artistico e creativo spesso imputato alla fase matura di molti.  “O si ha la capacità di rinnovarsi continuamente” dice “o si rischia di fare esercizi di stile che non mi piacciono, buoni solo per mantenersi al sicuro. Il libro non è un enciclopedia ma piuttosto un viaggio, un tributo alla poliedricità di una Regione e alla capacità in essa di produrre musica ad alto livello nei campi più disparati. Ho riscoperto le origini, come il lavoro di Jumpy Velena nella scena punk e new wave bolognese tra il 1977 e il 1982 o quello di Oderso Rubini, scopritore dei Gaz Nevada“.

Allora facciamo due passi fuori dalle balere, con questo bel libro sotto braccio e con la colonna sonora che lo stesso autore sceglie per salutarci “Hei Hei ma che piedi che c’hai”. Un ultimo giro di valzer con gli Skiantos, e buona lettura.

Luca Benetti

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