Francesco Lorusso 41 anni dopo. In via Mascarella anche i genitori di Carlo Giuliani

Bologna, 11 mar. – “Francesco è vivo e lotta insieme a noi“. E’ il primo coro che si sente alle 10 in via Mascarella, 41 anni dopo la morte di Francesco Lorusso, studente dell’Università di Bologna ucciso dai colpi sparati da un carabiniere durante il 77 bolognese. Pochi minuti dopo quel “Francesco” viene sostituito da “Carlo”. “Carlo è vivo, e lotta insieme a noi”, urlano a squarciagola gli studenti dei collettivi. Carlo Giuliani ucciso a Genova 17 anni fa durate il G8 del 2001 da un proiettile sparato da un carabiniere. Francesco e Carlo, due nomi che dicono tanto alle persone che si sono date appuntamento in via Mascarella, nel centro di Bologna, nel luogo dove Lorusso fu colpito a morte. Tra i duecento che anche quest’anno hanno deciso di ricordare quell’11 marzo di ormai 41 anni fa i compagni di Francesco, che nel 77 erano con lui in piazza, i giovani studenti dei collettivi universitari Cua e Hobo, e Giuliano e Haidi Giuliani, papà e mamma di Carlo. “Essere di nuovi qui a Bologna per noi vuol dire confermare ancora una volta l’esigenza di verità, dico di verità prima ancora che di giustizia. Perché le ingiustizie – dice Giuliani Giuliani – sono tantissime e combatterle tutte è complicato, ma soltanto con la verità si può impedire che si continuino a commettere ingiustizie. Noi andiamo avanti, e non bisogna mollare mai”.

“Oggi c’è tanta gente e ci fa piacere perché siamo riusciti a tenere viva la memoria di Francesco dopo 41 anni, e ci sono anche tanti giovani – commenta Mauro Collina, portavoce dell’associazione in memoria di Lorusso – Sulla questione del ricordo però bisognerebbe fare di più. Il problema è che le istituzioni non hanno la necessaria volontà politica e bisognerebbe incalzarle. Avevamo chiesto all’Università di intitolare un’aula a Francesco, ma non ci è stata data risposta. Poi c’è la statua lignea fatta da Walter Benecchi, avremmo anche trovato una collocazione in città ma se non c’è la volontà politica e la scusa è la mancanza di soldi tutto diventa veramente triste”.

A ricordare a tutti cos’è successo 41 anni fa in via Mascarella una targa sotto il portico: “I compagni di Francesco Lorusso, qui assassinato dalla ferocia armata di regime l’11 marzo 1977, sanno che la sua idea di uguaglianza di libertà di amore sopravviverà ad ogni crimine. Francesco è vivo e lotta insiema a noi”.

Sotto la targa sono stati deposti quattro mazzi di fiori. Uno dell’Alma Mater, uno del Comune di Bologna, uno con la scritta “Nessuna memoria condivisa, le compagne e i compagni del movimento” e un quarto con una fascia gialla e le parole “Autonomia Contropotere”. Sopra i fiori la bandiera triangolare giallo, rosso e verde, i colori del Rojava, regione curda assediata prima dall’Isis, ora dalle milizie turche. “Sappiamo che Afrin sta per cadere – dice Luca, studente e militante del Collettivo universitario autonomo –  quello che i curdi stanno facendo in Rojava è costruire una società differente, un posto dove democrazia, antifascismo e antisessismo vogliono dire davvero qualcosa. Il filo rosso che ci lega al 1977 ci lega anche alle lotte di oggi, certo sono lotte differenti ma c’è anche qualcosa che ci accomuna, la voglia di combattere per una società e una vita più giusta”.

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