Fotogiornalismo o fiction?

Prendiamo la definizione da Wikipedia: “per fiction (termine inglese, letteralmente in italiano “finzione”, dal latino fingere, “formare”, “creare”) si intende la narrazione di eventi immaginari, in netto contrasto con la narrazione di eventi reali.”

Che sensazione avreste durante un telegiornale se invece delle immagini reali di un attentato andasse in onda –  a copertura del servizio – un film di guerra? Oppure se la ripresa di uno scontro di piazza fosse una ricostruzione con attori che recitano e si menano?

Anche in radio si potrebbe tranquillamente evitare di fare la cronaca in diretta di una manifestazione: basterebbe raccontare il tutto da studio con un sottofondo di cori, urli e slogan, tanto per rendere l’atmosfera. Sono situazioni limite, quasi surreali, eppure per molti quotidiani nostrani rappresentano la normalità.

Alcuni fatti di cronaca, specie se legati ad atti di violenza sui minori o sulle donne, vengono illustrati e “raccontati” fotograficamente con immagini finte, ricostruite ad arte per dare il senso della sopraffazione e dell’abuso. Sono immagini che potete vedere nella gallery qui sopra, tutte raccolte dal “Quotidiano Nazionale“, grande utilizzatore (ma non l’unico) di questo nuovo esempio di giornalismo/fiction.

Il problema è che giornalisti e fotoreporter sarebbero tenuti per deontologia professionale a fotografare e pubblicare il fatto così come avviene e non “ricostruito”. Falsi clamorosi ce ne sono e ce ne saranno sempre (ricordate il gabbiano ricoperto di petrolio, immagine simbolo della prima guerra del golfo?), qui tuttavia assistiamo a un nuovo fenomeno. Quello dell’immagine “iperrealistica“, talmente didascalica e violenta da risultare palesemente falsa, pacchiana, quasi comica. Un’immagine che crea una distanza enorme col fatto, spesso tragico, che intende descrivere.

Se vi soffermate a guardare queste immagini senza leggere l’articolo sottostante l’effetto straniante è assicurato: si va dall’ombra inquietante della mano protesa (espressionismo tedesco?), alla foto un po’ “pruriginosa” in cui spunta un mezzo seno o un reggipetto slacciato. Il massimo è la serie “padre padrone“, con l’uomo peloso in canotta e orologio che troneggia sul letto schiaffeggiando la povera sciagurata.

Possiamo evitare di infliggerci tutto questo? Si, basta dire “basta!“. E’ con piacere che sottoscrivo l’appello del fotografo Roberto Serra affinchè ci si astenga dal realizzare e dal pubblicare foto/fiction. Non abbiamo proprio nulla da perdere…

Paolo Soglia

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