Foglio di via a De Pieri. “Non è il primo, deve essere l’ultimo”

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Bologna, 29 ago. – “Non sarà il primo, deve essere l’ultimo”. Queste le parole che il centro sociale Tpo rivolge a procura e questura di Bologna all’indomani dell’arrivo del divieto di dimora al loro portavoce, Gian Marco De Pieri. “Tutto quello che Gian Marco ha fatto l’abbiamo fatto insieme e ce lo rivendichiamo” ha detto Domenico Mugignat, che insieme a De Pieri è una figura storica del centro sociale di via Casarini.
“Le lotte sociali non si lasceranno fermare da questi provvedimenti” ha ribadito.

Il provvedimento arriva all’interno dell’inchiesta che coinvolge altri 21 attivisti, di cui 5 minorenni e riguarda gli scontri con la polizia a seguito dello sgombero il 18 giugno di “Villa Adelante, lo stabile occupato da Adl Cobas e Labas in viale Aldini. De Pieri è accusato di resistenza e lesioni per aver spinto un agente della Digos, che ha ricevuto una prognosi di 7 giorni. “Un fatto modesto, con lesioni lievi che andranno verificate, durante un’azione collettiva, a volto scoperto come sempre” commenta l’avvocato Simone Sabattini che giudica la misura scelta “molto pesante e sproporzionata“. L’avvocato richiederà a breve la riduzione o l’annullamento del provvedimento, a fronte della vita familiare e dell’attività di imprenditore che De Pieri porta avanti, e perché possa continuare ad avere “l’agibilità politica che pratica quotidianamente e che non c’entra nulla con quei reati”.

Al portavoce del Tpo sono arrivati diversi comunicati di solidarietà, centri sociali e collettivi cittadini, della Coalizione Sociale, Bruno Papignani della Fiom Emilia Romagna, Francesca Re David della segreteria nazionale Fiom e Francesco Sinopoli della segreteria nazionale della Flc Cgil, Giorgio Cremaschi di Rossa, Giacomo Russo Spena, Roberto Ciccarelli giornalista de Il Manifesto. A Bologna si sono espressi contro la misura cautelare anche Leonardo Tancredi di Piazza Grande e Lele Roveri dell’Estragon.

A Bologna la misure cautelare del divieto di dimora è stata decisa per 15 persone di Cua e Asia Usb nel marzo 2014 (per gli scontri di piazza Verdi dell’anno precedente) e gli attivisti sono stati allontanati dalla città per circa un anno. Più recentemente ad essere colpiti sono stati due attivisti di Hobo, per gli scontri al campus di via Filippo Re dopo lo sgombero dello spazio occupato.

Questa sera il centro sociale Tpo ha tenuto un presidio di solidarietà alle 20 in piazza San Francesco, curca 200 persone vi hanno partecipato. Il prossimo appuntamento sarà quello della manifestazione del 26 settembre, lanciato tempo fa dal collettivo Hobo all’interno della campagna Libertà di Dimora. Secondo Marianna, portavoce della campagna, “questo dispositivo è stato utilizzato a Bologna, per chiudere spazi di agibilità politica, di esercizio del dissenso”. “Un modo di agire [da parte della Procura] che pare un avvertimento mafioso” arrivano a dire gli attivisti della campagna.

Per il consigliere comunale Mirko Pieralisi l’azione di collettivi, associazioni, movimenti per il diritto alla casa, ha in questi anni evitato la guerra tra poveri, scoppiata in altre città creando all’interno delle occupazioni delle reti di solidarietà.

Alla conferenza stampa sono intervenuti anche Wu Ming 4 e Valerio Monteventi. Era presente anche un’occupante con il suo bambino. E’ una delle persone che vivevano a Villa Adelante e che ora sono state “smistate” tra l’occupazione di via Solferino e quella adiacente a Labas. Lì però la situazione si è complicata in questi ultimi giorni, con il distacco della corrente elettrica. In risposta gli attivisti hanno organizzato le iniziative “a lume di candela”. Cecilia, di Adl Cobas e Labas, ricorda anche che l‘ex caserma Masini fa parte del nuovo piano di sviluppo e dovrebbe essere sostituita, dice l’attivista, da “un ristorante e dei negozi”.


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