Flop del menù vegano a scuola: lo chiedono solo 3 su 19 mila

Bologna, 27 apr. – In circa tre mesi solo tre famiglie hanno chiesto il menù vegano per i propri figli nelle mense scolastiche comunali. Colpa della composizione della dieta, fatta sottraendo gli alimenti di origine animale senza sostituirli adeguatamente, secondo Leonardo Dingi, tra i fondatori dell’Osservatorio mense scolastiche e uno dei genitori che ha chiesto l’introduzione di questa novità. Ma lui stesso non ha scelto l’opzione vegana per i suoi figli, in attesa che il menù venga migliorato. A dirla tutta, neanche il nome gli piace, preferirebbe venisse chiamato menù vegetale, perché l’aggettivo “vegano” si porta dietro la complessità di una filosofia di vita che con la mensa scolastica ha poco a che fare.

Due diete vegane vengono preparate al Centro pasti del Fossolo e una in quello di Casteldebole. “Credevo che la richiesta fosse maggiore”, ammette Matteo Bergami, dietista di Ribò, ipotizzando che le famiglie non siano ancora informate della possibilità o vogliano vedere come evolve. I menù vegani “vengono elaborati sulla base del menù del vitto comune“, sostituendo gli alimenti di origine animale con alimenti vegetali. Nel caso dei primi piatti e dei contorni “non ci sono grosse differenze”, perché già in quelli del menù convenzionale “non c’è molta presenza di carne”, dice Bergami. Nei secondi piatti, invece, la differenza si nota di più: in questo caso “le alternative in genere sono rappresentate da piatti a base vegetale come tortini di verdure e legumi lessati o fatti al forno, come per esempio farinata di ceci”.

Cosa prevede il menù vegano il giorno in cui in quello convenzionale c’è la pasta col ragù? “Pasta al pomodoro, per rispettare il colore”. Perché non ragù vegetale? “Al momento dato il numero basso di diete vegane e per ragioni organizzative non siamo ancora in grado di fare questa proposta”, spiega il dietista del gestore delle mense scolastiche di Bologna. I pasti vegani, aggiunge, vengono preparati negli stessi spazi in cui si cucina per le diete “patologiche” o “religiose”, (rispettivamente 5-600 e oltre 1.000 ogni giorno), che rimangono la priorità. Per questo per l’opzione vegana si è partiti con “preparazioni più semplici”.

Ma presto potrebbe arrivare qualche novità, almeno per i secondi piatti: “Stiamo lavorando per provare a inserire tofu e seitan“, annuncia Ribò, che, dopo una valutazione fatta insieme al Comune, potrebbe metterli sul piatto già da settembre. “Crediamo che l’offerta possa essere più gradita e le richieste possano aumentare”, aggiunge Bergami.

“Sul bilanciamento del menù non abbiamo ancora fatto dei conteggi”, ammette il dietista. “Cercheremo di aumentare le proteine vegetali soprattutto con i legumi”.

In homepage foto Flickr CC di Tasha

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