Firme irregolari nel M5s, Marco Piazza verso il processo

marco piazzaBologna, 15 feb. – “Io resto autosospeso, ma al termine di tutta questa storia rientrerò nel Movimento in tranquillità”. A parlare è Marco Piazza, vicepresidente del consiglio comunale di Bologna e consigliere eletto con il Movimento 5 Stelle. La procura di Bologna ha chiuso l’inchiesta sulle firme raccolte dal M5s per le elezioni regionale del 2014 in Emilia-Romagna, e tra i quattro che hanno ricevuto l’avviso di chiusura indagine preliminare, anticamera del rinvio a giudizio, c’è anche lui.

A Piazza è contestato di aver violato le norme perché, in qualità di pubblico ufficiale che procedette ad autenticare le firme per presentare la lista circoscrizionale, attestò falsamente che alcune erano state apposte in sua presenza, mentre in realtà non era così: furono apposte davanti ad altri o in altro luogo e data, ad esempio a Roma durante il raduno nazionale del Movimento al Circo Massimo, nell’ottobre 2014. Sempre secondo la Procura, che si è mossa dopo un esposto di due ex attivisti grillini, Piazza autenticò falsamente altre firme come poste in sua presenza l’11 ottobre 2014, quando in realtà furono raccolte altrove.

In tutto, dopo una serie di verifiche a campione, la Procura sta contestando 24 firme, un numero esiguo che al momento rende il caso bolognese completamente differente da quanto successo ad esempio a Palermo con centinaia di firme potenzialmente irregolari.

Piazza, che si è autosospeso mesi fa una volta saputo di essere indagato, fa da tempo notare due cose: che le firme depositate nel 2014 furono 1181, 181 più del necessario, e che il Movimento in tutta la Regione aveva altre 250 firme raccolte per sicurezza, firme poi non depositate perché inutili e in eccesso. “Non avevamo certo bisogno di trucchetti perché di firme ne avevamo in abbondanza” ragione, “e se qualche irregolarità è successa non ne siamo stati consapevoli”.

La questione, nonostante il numero delle firme contestate, potrebbe comunque fare molto discutere, tanto più se alla fine Piazza andrà a processo per la violazione della legge elettorale. Se a Bologna qualcosa tocca Piazza, quanto meno politicamente tocca anche Massimo Bugani, e quindi per proprietà transitiva la credibilità dei vertici nazionali del Movimento. Perché se è vero che Piazza è braccio destro di Bugani, è anche vero che Bugani è braccio destro di Davide Casaleggio. Inoltre Bugani ha sempre messo la mano sul fuoco per quanto riguarda il suo collega e amico in consiglio comunale. Piazza, ha spiegato Bugani, resterà autosospeso finché “tutto non sarà chiarito”, “forse c’è stato un eccesso di cautela da parte nostra ma noi vogliamo dimostrare a tutti come ci si deve comportare in casi come questi”. “Io su di lui sono pronto a mettere la mano sul fuoco. Mi sento politicamente responsabile e se venisse condannato non escludo di dimettermi”, ha dichiarato Bugani intervistato dal Corriere lo scorso novembre.

Le accuse della Procura.  Per i quattro indagati (che sono, oltre a Piazza, il suo segretario Stefano Negroni, Giuseppina Maracino e Tania Fiorini), l’accusa mossa dalla pm Michela Guidi è quella di aver violato l’articolo 90, comma 2 del dpr 570 del 1960. In pratica, i quattro avrebbero autenticato firme “non apposte in loro presenza o in un luogo diverso da quello previsto dal requisito della territorialità o, ancora, in mancanza delle qualità di pubblico ufficiale perché non preventivamente legittimati alla raccolta delle firme”. Nel dettaglio, a Piazza si contesta di aver attestato falsamente l’autenticità di alcune firme, che non sarebbero state raccolte a Bologna, ma durante il raduno nazionale del M5s, tenutosi a Roma nell’ottobre del 2014. Sempre Piazza viene chiamato in causa, in concorso con Maracino, per l’autenticazione di alcune firme che sarebbero state raccolte dalla stessa Maracino nella sede della Città metropolitana, e non in un banchetto come dichiarato da Piazza.

Per quanto riguarda Negroni, invece, la Procura sostiene che avrebbe autenticato alcune firme che, in seguito, non sono state riconosciute dai presunti firmatari (probabilmente tre, stando a quanto dichiarato a dicembre da Piazza dopo che lui e Negroni erano stati sentiti in Procura). Inoltre, al collaboratore del vicepresidente del Consiglio comunale viene contestata l’autenticazione di una sottoscrizione raccolta al raduno romano del M5s anzichè a Bologna, e di un’altra raccolta non in un banchetto a Bologna, ma nell’abitazione di Fiorini. Si conclude dunque così, in attesa di conoscere le prossime mosse della Procura bolognese, un’indagine durata due anni, e portata avanti dai Carabinieri di Vergato a seguito di un esposto presentato da due ex attivisti M5s di Monzuno, Stefano Adani e Paolo Pasquino.

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