Felpa: le cover dal vivo di St. Vincent e Fleetwood Mac

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19 apr. – Le tre date di Murato de I Cani sono state aperte da Daniele Carretti, nella sua “incarnazione con cappuccio”: il musicista, infatti, ha presentato nei panni di Felpa al pubblico del Locomotiv, mercoledì, giovedì e venerdì scorsi i brani tratti soprattutto dai suoi dischi Paura e dal suo ultimo ep, Felpa in inglese. “Sono dei brani usciti a ottobre, cinque cover di brani in inglese, cinque canzoni che hanno accompagnato la mia crescita musicale, ma anche brani – come “Sunflower” dei Low – che per me hanno significati più tristi ma che ci tenevo a fare”, ha detto Daniele ai microfoni di Maps lo scorso mercoledì. “Sono brani che hanno trovato una loro dimensione con i suoni e gli arrangiamenti che volevo dare loro”, ha specificato il musicista, che ha suonato in studio un brano dei Fleetwood Mac e uno di St. VincentUn brano per decennio, “ma ho evitato gli anni ’60, c’era troppa roba”, per una raccolta molto particolare di cover, un genere, diciamo, con cui Carretti ha un rapporto ambiguo: “Ce ne sono alcune che amo, ma altre – che magari sono identiche all’originali – che non capisco perché siano state fatte: certo, in alcuni casi la differenza la fa l’interpretazione, basti pensare a Joe Cocker in ‘With a Little Help from My Friends'”.

Abbiamo approfittato della presenza di Felpa in studio anche per fare un rapido bilancio di questa nuova incarnazione musicale di Daniele, dopo l’esperienza con gli Offlaga Disco Pax: “Lì eravamo in tre, ognuno aveva le sue idee, ma dovevamo comunque ritrovarci. Felpa mi prende tutto il giorno: è quello che voglio e che sento di dover suonare: faccio un disco perché ne ho bisogno, come scrivere, registrare, metterle giù…”. E c’è in preparazione un nuovo ep: “Al giorno d’oggi, con tutta la roba che esce, fare un’uscita con più di 6-8 canzoni non ha senso. L’attenzione del pubblico mi spinge più a fare un ep all’anno, piuttosto che un album da 12 canzoni che ha esaurito la sua spinta dopo meno di un anno. E inoltre mi sento più libero io di dare una tematica unica a una pubblicazione”. Come fare, però, a contrastare il pensiero comune dell’ep come formato “minore”? “Io intendo quel formato come l’hanno inteso i Felt, che hanno pubblicato dieci ep in dieci anni: per me un ep non è una promozione di un album, né una raccolta di avanzi. Anche i Julie’s Haircut ne hanno fatti di bellissimi: quando ci sono meno pezzi, magari c’è meno da ascoltare, ma me li ascolto più volte.”

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