Fecondazione eterologa. L’appello del Sant’Orsola: “Donatori fatevi avanti”

Bologna, 13 ago. – C’è una donna di 40 anni che oggi aspetta un bambino, e la gravidanza è già alla sesta settimana. Col suo compagno cercava un figlio da 5 anni, ma un giorno ha scoperto che lui non poteva avere figli. Saranno genitori lo stesso grazie alla fecondazione eterologa e grazie a un ragazzo di circa 30 anni che ha donato gratuitamente i propri gameti: un gesto di altruismo verso chi non può avere un figlio. Arriva da Bologna, dal Policlinico Sant’Orsola, quello che forse è il primo caso in Italia di gravidanza da fecondazione eterologa ottenuta grazie ad un donatore volontario e gratuito in una struttura pubblica. Perché il punto è quello: dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha aperto all’eterologa mancano i donatori. E così spesso le strutture che la praticano devono acquistare i gameti da banche straniere. Per questo dall’Emilia-Romagna partirà presto una campagna di sensibilizzazione alla donazione. “A mia conoscenza non ho appreso che ci siano state gravidanze da eterologa ottenute in strutture pubbliche con il contributo di donatori volontari”, dice cauta la direttrice del Centro di procreazione medicalmente assistita bolognese, la professoressa Eleonora Porcu. In Italia, spiega Porcu, la legge sulle donazioni vieta che siano pagate (solo per il midollo è previsto, ma con una norma ad hoc, un rimborso spese massimo di 100 euro).

Anche in Europa teoricamente la donazione è ammessa solo con donatori non pagati, ma poi sono previsti spesso dei ‘rimborsi spesa’, che possono essere una remunerazione indiretta per il donatore. Il prezzo medio che si paga a libero mercato per un ovocita si aggira sui 500 euro. Perché sono gli ovociti a essere il vero problema della donazione. Quella di spermatozoi è, di fatto, più semplice: non solo i donatori maschi hanno un limite di età per norma più alto (40 anni contro i 35 delle donne) che allarga la platea, ma sopratutto la ‘raccolta’ del seme è ovviamente più semplice. La donna invece si deve sottoporre a stimolazione ovarica e poi ad un breve intervento chirurgico in anestesia. “Al Sant’Orsola – racconta la professoressa Porcu – tra le persone che si sono presentate spontaneamente per offrire gratuitamente i loro spermatozoi e ovociti, nel pieno rispetto della sentenza della Corte Costituzionale, abbiamo reclutato due uomini e una donna, appena arrivata. Altre 12 donne che hanno propri ovociti conservati in ospedale, dopo una fecondazione omologa coronata da una gravidanza e nascita di bambini, hanno dato il consenso all’utilizzo degli ovuli rimasti per l’eterologa”. Ma per la professoressa Porcu serve ora un numero molto più alto di donatori “considerando che prima di procedere al trattamento deve essere verificata la compatibilità con la coppia”. Per questo il Policlinico sta collaborando con la Regione Emilia-Romagna per lanciare, appunto, in settembre una campagna di comunicazione con gli altri Centri interessati, per sensibilizzare le coppie e le persone potenziali donatori per la fecondazione eterologa. (ANSA)

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