Father John Misty: d’amore, ironia e dischi che esplodono

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27 ott. – I Love You, Honeybear è di certo uno dei dischi che ricorderemo di questo 2015: il 1 novembre Father John Misty lo porterà dal vivo a Bologna per l’unica data italiana, al Locomotiv Club nella rassegna Murato. Giovedì scorso Joshua Tillman è stato nuovamente ospite telefonico di Maps: abbiamo chiacchierato con lui del suo nuovo disco, di ironia e amore, il tema centrale dell’album.

Ci siamo sentiti qualche anno fa, quand’era uscito Fear Fun: cos’è cambiato nel tuo metodo e nella tua scrittura?
In questo album parlo di intimità, di storie d’amore, cose così. Questo disco è molto più intimo.

Una scelta precisa o te ne sei reso conto mano a mano che la scrittura procedeva?
Ci sono state delle cose che sono successe nella mia vita, ho incontrato Emma [sua moglie, la “honeybear” del titolo, ndr.]. Fino a quel momento, quando scrivevo d’amore parlavo delle tragedie ad esso legato, pensavo che per scrivere d’amore bisognasse essere noiosi, che farlo fosse una cosa noiosa. L’esperienza che ho avuto era davvero confusa.

Nella copertina del disco c’è una sorta di senso del sacro, richiami all’arte messicana e, allo stesso tempo, qualcosa di molto terreno, animale. Come è stata ideata?
L’album ha a che fare molto con il potere dell’intimità, che può fare emergere lati di te, della tua personalità, che sono veramente insopportabili, viene fuori un sacco di paura. Nel mio caso sono emerse meschinità e cattiverie, e per molti versi mi ha trasformato in un bambino.

Ecco perché sei rappresentato come un bambino sulla copertina…
Sì, ma tornare bambino ha anche un altro aspetto: ti fa diventare una persona nuova. Volevo articolare queste due idee in un’immagine sola.

Intorno a I Love You Honeybear c’è un mondo: dalla copertina agli esercizi per l’ascolto, ai video, fino alle numerose apparizioni televisive…
Sì, è vero: nel disco precedente c’era un romanzo intero. Per me è importante creare un contesto intorno a un disco, perché molto di quello che faccio è basato sul gioco di parole o sull’ironia. Al fine di creare un’immagine completa dei temi toccati, c’è bisogno più indizi, per così dire. I video, il materiale aggiuntivo come gli esercizi per l’ascolto, aiutano a creare un’immagine più ampia dei temi che provo a comunicare. L’amore è un’idea così grande e ognuno vi contribuisce. Mi piace la cosa che uno apra un disco e questo esploda di… robaccia! E intendo “esplodere” letteralmente, vista la versione pop-up [si riferisce alla prima stampa deluxe del vinile, in cui le sagome di cartone alla fine hanno rovinato i vinili, imbarcandoli, ndr].

A proposito di ironia, nel disco c’è “Bored in the USA”: un pezzo triste, difficile, in cui hai voluto mettere una risata, hai dichiarato, “per alleviare il brano”. Quando la sento, però, questa risata mi amareggia ancora di più. Che ne pensi?
Una risata è ingannevole: può essere un suono tragico. Molto spesso quando le persone sono serie, l’effetto per me è comico. Viceversa quando sono comiche, spesso l’effetto è tragico. C’è una specie di continuità quando si parla di comico e tragico. Penso che negli Stati Uniti la gente usi le commedie per rimbambirsi: questa riflessione mi ha portato a inserire una risata nel pezzo.

Spesso ci si ripara dietro un’ironia costante…
L’ironia è un espediente ingannevole: funziona da campanello d’allarme, per gettare luce su qualcosa, ma allo stesse tempo anestetizza, rimbambisce. Può essere un modo per ottenere il permesso di continuare a fare ciò che si sta facendo.

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