Fast Animals and Slow Kids: il nuovo disco dal vivo a Maps

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10 feb. – Dovevano prendersi una pausa a tempo indeterminato dopo i fasti del tour di Alaska e invece venerdì scorso è uscito, anticipato da un paio di singoli, il nuovo album dei Fast Animals and Slow Kids, intitolato Forse non è la felicità. Aimone Romizi, Jacopo Gigliotti, Alessio Mingoli e Alessandro Guercini sono affiancati dal nuovo membro live Daniele Ghiglioni al pianoforte. “Eravamo sicuri di prenderci del tempo dopo cinque anni di tour continuo”, ha raccontato Aimone a Maps. “Un mese dopo l’ultima data eravamo in sala prove: un gruppo di scemi”, scherza il frontman della band, che ci ha anche rivelato come si chiama il gruppo Whatsapp su cui i FASK discutono: “La vera band”. Lo spirito è stato quello di una band che comincia a suonare: “L’idea di base era di vederci per suonare alla vecchia, per divertirsi, perché dà gusto. Non avevamo tempistiche, non abbiamo comunicato nulla all’etichetta, niente. Questa libertà ci ha portato a fare le cose prima del solito e sono uscite delle canzoni senza filtri, così”.

E in effetti Forse non è la felicità suona diverso: c’è dentro la rabbia e l’energia del quartetto perugino, ma ci sono anche momenti di respiro più ampio, una maggiore presenza del pianoforte e brani che hanno una struttura più variegata. Ma rimane la coesione della band: “Siamo quattro amici che hanno scommesso sulla musica e suonano insieme” e, per inciso, che “hanno il terrore degli studi professionali”. Con la band abbiamo approfondito i colori e le parole dell’album, che appare un po’ più essenziale del suo predecessore: “Ci siamo contenuti un po’ di più, abbiamo lavorato in maniera più ordinata“. Ma anche dal punto di vista dei testi i ragazzi hanno le idee chiare: “Una sensazione imperante del disco sta tra nostalgia e malinconia: qualcosa che si prova dopo avere macerato dentro di te delle tristezze. Un distillato, una grappetta, un amaro che è buono a fine pasto”.

In tutto l’album si nota da un lato un senso di catastrofe imminente (vedi l’asteroide della traccia iniziale che arriva “senza far rumore”) e dall’altro una sorta di sacralità della punizione, un afflato sacrificale dalle tinte spesso accese. “Siamo delle persone molto responsabili, innanzitutto uno nei confronti dell’altro: c’è tra di noi un senso di colpa quando non ci sentiamo coerenti con noi stessi”. Una sensazione che aumenta quando la Natura prende spazio nelle canzoni dei FASK: “Ho scritto alcuni dei testi in viaggio, quando ero di fronte a montagne, vallate o mari sconfinati: mi sentivo piccolo. Capita che il musicista si perda invece in se stesso, l’egocentrico rincoglionito di fronte al pubblico su un palco. Io invece”, conclude Aimone, “amo ricordare a me stesso che sono un granello incalcolabile“.

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