Farmacista suicida. Azione disciplinare per Giovannini

Bologna, 13 gen. – Il Procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo ha promosso l’azione disciplinare nei confronti del procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini. L’iniziativa adottata alla fine dello scorso anno, il 18 dicembre, è legata alla vicenda della farmacista Vera Guidetti. Il Pg ora ha tempo due anni per chiudere la sua istruttoria e chiedere alla Sezione disciplinare del Csm, l’organo di autogoverno della magistratura, il rinvio a giudizio di Giovannini o in alternativa l’archiviazione del procedimento. “Sono certo che al termine dei doverosi accertamenti emergerà l’assoluta correttezza del mio operato. Si tratta solo di avere un po’ di pazienza”, ha dichiarato all’Ansa il diretto interessato.

In mattinata era stato il senatore del Pd Luigi Manconi a chiedere la conferma dell’eventuale “incolpazione che sarebbe stata promossa dalla Procura generale della Cassazione nei confronti del sostituto procuratore Valter Giovannini”. “Considerato che i fatti cui si fa riferimento risalgono a marzo 2015 – scriveva Manconi – e che la vicenda suscitò un grande interesse e una grande emozione nell’opinione pubblica sarebbe opportuno che la notizia venisse confermata o smentita”. Il caso è quello di Vera Guidetti, farmacista di 63 anni che a Bologna si tolse la vita iniettandosi insulina dopo aver ucciso la madre. La donna il 9 marzo era stata sentita da Giovannini, in realtà procuratore aggiunto di Bologna, come testimone, nell’ambito di un’indagine su un furto di gioielli. Guidetti fu trovata morta l’11 marzo e in un biglietto aveva scritto che il Pm non le aveva creduto e che l’aveva trattata come una criminale. La vicenda è stata oggetto di interrogazioni del senatore Manconi: “Tenuto conto dei criteri di rigorosa riservatezza cui si attiene la Procura generale presso la Cassazione – ha scritto  il parlamentare – è opportuno che sia il diretto interessato, il dottor Giovannini, a comunicare quanto fosse in sua conoscenza”. Il procuratore aggiunto è stato anche recentemente oggetto di minacce di morte e nei mesi scorsi erano apparse scritte sui muri di Bologna in cui era indicato come “un criminale”. Il plenum del Csm ha archiviato un procedimento aperto nei suoi confronti per incompatibilità ambientale con la città di Bologna (Ansa).

Oggi Repubblica Bologna ha diffuso il contenuto della relazione con cui il procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo ha promosso l’azione disciplinare nei confronti del procuratore aggiunto di Bologna Giovannini. Giovannini è sotto procedimento disciplinare per il caso della farmacista Vera guidetti, suicidatasi dopo essere stata interrogata dal procuratore aggiunto non prima però di lasciare un biglietto in cui aveva detto di essere stata trattata come “una criminale” dal pm. “Giovannini ha violato il dovere di diligenza e correttezza“, si legge nel documento firmato dal procuratore genarale della cassazione. “Ha gravemente e colpevolmente violato le norme processuali, per inescusabili trascuratezza verso le relative garanzie difensive a tutela dell’indagata”.

L’Ansa riferisce che per il Csm la signora Guidetti fu sentita con garanzie sufficienti:

Vera Guidetti, la farmacista di 62 anni che il 10 marzo si uccise a Bologna dopo aver iniettato una dose letale di insulina alla madre, fu sentita con necessarie e sufficienti garanzie e nei suoi confronti non furono fatte pressioni indebite. Lo sottolinea il provvedimento con cui il plenum del Csm ha archiviato negli scorsi mesi il procedimento per incompatibilità ambientale con la città di Bologna del procuratore aggiunto Valter Giovannini. Nei confronti del magistrato il procuratore generale della Cassazione ha invece avviato l’azione disciplinare, ritenendo violati i doveri di diligenza e correttezza e le norme processuali. Il Csm si attivò per valutare l’incompatibilità dopo aver ricevuto un’email di un giornalista che a fine marzo chiedeva informazioni sul caso della farmacista, la quale in un biglietto prima di uccidersi aveva scritto che Giovannini, che l’aveva sentita come testimone nell’ambito di indagini su un furto di gioielli, l’aveva trattata come una criminale e non le aveva creduto.
La donna, ricostruisce il Csm, fu sentita in questura da Giovannini e dalla squadra mobile in due fasi. La prima si concluse quando la farmacista accompagnò nella propria abitazione i poliziotti consegnando oggetti ricevuti dal sospettato per il furto e ne mostrò altri, sempre avuti da lui. Citando la relazione del procuratore Alfonso, il Csm ricorda che la polizia giudiziaria a quel punto “dava avviso alla donna invitandola a nominare un difensore di fiducia. La donna dichiarava di non volerlo fare, rinunciandovi”. Allora fu sentita nuovamente, circa due ore. Oltre a evidenziare che “non risultano indebite pressioni” su di lei, il Csm spiega che “la circostanza che Guidetti sia stata sentita senza l’assistenza del difensore” anche dopo la scoperta degli oggetti “si giustifica con la necessità investigativa, ritenuta al momento preminente, di concludere la sua assunzione sulle circostanze immediatamente emerse” mentre alla stessa era stata data copia del verbale anche al fine di eventuale impugnazione o riesame. “Tali garanzie, erano, in quel momento investigativo, necessarie e sufficienti a salvaguardare la sua posizione”, per future impugnazioni dei provvedimenti di sequestro e garantire l’accertamento della responsabilità del sospettato per furto. “La scansione delle fasi investigative – prosegue il plenum – è pertanto corretta e si giustifica con le emergenze via via verificatesi”. (ANSA)

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