Fa’afafine e gli altri. Gli spettacoli “gender” che gli integralisti non vogliono

fa'afafine

Bologna, 10 gen. – A Castello d’Argile, nella bassa bolognese che si protende verso Ferrara, il nuovo anno ha portato in dote una polemica di livello nazionale. Il tutto è partito dal Comitato Difendiamo i Nostri Figli, una delle articolazioni italiane del movimento no-gender. Con una lettera spedita all’ufficio scolastico provinciale e al sindaco Michele Giovannini, il comitato di Massimo Gandolfini, uno dei promotori dei Family Day, chiede di valutare attentamente “la proposta teatrale dello spettacolo “Fa’ afafine” a cui alcune classi delle scuole medie dovrebbero assistere, in orario scolastico, il prossimo 31 gennaio.

Lo spettacolo in questione, il cui titolo completo è “Fa’afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro” di Giuliano Scarpinato, è in programma al teatro comunale di Castello d’Argile e, secondo gli ultra cattolici che si battono contro “l’ideologia gender”, ha la colpa di raccontare la storia di Alex, un bambino gender fluid, che ama le bambole e i dinosauri, che a volte si sente maschio e a volte femmina. Qualcosa di insopportabile per Gandolfini e i suoi, e qualcosa di cui la scuola pubblica non può occuparsi. “Sono spettacoli che servono a divulgare l’ideologia gender” spiega Mirko De Carli, del Popolo della famiglia, il movimento politico di Mario Adinolfi, altra articolazione del mondo dell’integralismo cattolico. Per questo, il Cdnf chiede il consenso informato: i genitori devono essere informati e dare espresso consenso a che i figli partecipino a spettacoli di questo tipo.

Daniele Del Pozzo, direttore di Gender Bender e di Teatro Arcobaleno, la rassegna di spettacoli teatrali rivolti a bambini e famiglie “per un’educazione alle differenze” conosce bene lo spettacolo di Scarpinato. E’ il terzo anno che la rassegna viene realizzata in collaborazione con diverse realtà cittadine: dall’università ai teatri cittadini, dai comuni di Bologna e Casalecchio alla Fondazione del Monte. “Teatro Arcobaleno vuole dare un contributo alla costruzione di una società più ricca e accogliente sotto il profilo umano, sociale, cultural, in cui le differenze, legate in particolare alle identità di genere e di orientamento sessuale, siano portatrici di un valore per tutti e tutte” si legge sulla prima pagina dell’opuscolo che raccoglie la stagione in corso.

Spettacoli teatrali, incontri per insegnanti e un laboratorio universitario che, attraverso il linguaggio teatrale, consente di affrontare, con spettacoli idonei alle differenti età dei ragazzi, tematiche che Gandolfini e soci vedono come fumo negli occhi. Tanto che le proteste dei militanti Family day hanno accompagnato fin dalla nascita il cartellone di teatro arcobaleno: il primo spettacolo messo in scena a Bologna, 5 anni fa, al teatro Testoni, fu accolto dalle proteste dei Manif pour tous nostrani.

Di seguito il podcast di Oltre le mura con le interviste a De Carli e Del Pozzo.

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