Expo-Fico: la staffetta è in ritardo, si parte solo a fine 2016

Milano, 26 ott. – Gli italiani la chiameranno Fico, acronimo di Fabbrica Italiana Contadina; per il resto del mondo sarà Eataly World; per tutti sarà pronta solo tra la fine del 2016 e i primi mesi del 2017. L’annunciata staffetta tra Expo e Fico, almeno per quanto riguarda i tempi di apertura, non ci sarà: “Non ho mai azzeccato una data di apertura di un mio punto vendita” scherza Oscar Farinetti, numero uno di Eataly. Eppure, uno dei due padri della grande opera che sorgerà al Caab lo aveva annunciato più volte: “E’ perché sono troppo ottimista” chiosa poco prima di prendere posto al tavolo dei relatori della conferenza stampa di presentazione del parco tematico, nel media centre di Expo.

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Al tavolo dei relatori ci sono, oltre ai padri del progetto, Farinetti e Andrea Segrè, anche chi ci ha creduto e investito: Tiziana Primori di Coop Adriatica, amministratore delegato di Fico; Andrea Cornetti, ceo di Prelios, società di gestione del risparmio; Alberto Oliveti, presidente della cassa previdenziale dei medici e degli odontoiatri Enpam. Tra i due padri fondatori siedono anche Stefano Bonaccini, il presidente della Regione Emilia Romagna, e Virginio Merola, sindaco di Bologna.

“Fico sarà un luogo unico, non replicabile” ripete più volte Farinetti che passa ad elencare i punti di forza della propria creatura: un luogo dove fare “narrazione emozionale” della filiera agroalimentare italiana, un luogo “pensato per i bambini”, dove “le famiglie metropolitane potranno portare i bambini a vedere le galline“, una “Disneyland del cibo e delle eccellenze italiane”. “Sarà un successo”, ne è sicuro l’imprenditore che aggiunge: “Si è visto ad Expo, c’è voglia di mangiare italiano, dobbiamo portare qui le persone”. Come da copione, Farinetti snocciola come un rosario l’elenco delle eccellenze: le migliaia di cultivar tipici italiani, le centinaia di specie animali, le centinaia di denominazioni di origine protetta o controllate di cui è costellato il paese. E’ questo il capitale eno-gastronomico che a Fico verrà messo in scena, assicura l’imprenditore che ai critici dice: “Dire che Fico è un non luogo è una balla. E’ come dire che un museo è un non luogo” spiega prima di sintetizzare così: “In Italia c’è in corso uno scontro tra innovatori e neofobi”.

Fico “sarà uno show-room, fatto col cuore, del meglio del made in Italy” dice l’amministratore delegato del parco tematico, Primori, a cui tocca il compito di elencare le 40 aziende che andranno ad animare il parco. Dalla Lavazza (caffè) alla Balocco (panettone) all’Eurovo (leader della produzione e commercializzazione di uova) al forno artigianale Calzolari di Monghidoro alla macelleria Zivieri di Monzuno. Grandi marchi e piccoli laboratori artigiani: “E’ questa la nostra biodiversità” spiega Primori. Negli oltre 80 mila metri quadri che sorgeranno al Caab verranno rappresentate alcune filiere intere, “dal campo alla forchetta” è il claim del parco. E’ per questo, spiega Primori, che nelle filiere ci saranno anche i produttori delle macchine necessarie alle lavorazioni agroalimentari. Ad esempio: nella filiera dei cereali, accanto al forno artigianale ci sarà uno storico marchio produttore di mulini a pietra, Partisani. Il tutto dovrebbe, nei piani degli ideatori, servire ad un duplice scopo: educare i giovani al cibo, motivare gli adulti (gli stranieri in primis) al consumo. “La qualità è la chiave del Made in Italy” si sente ripetere da più parti.

La staffetta con Expo c’è stata– assicura Primori-: in questi mesi siamo riusciti ad entrare in contatto con molti capi di paesi importanti che hanno potuto conoscere il progetto”. Quindi, mentre a Bologna si tribolava a far spostare i commercianti del Caab dalla struttura grande a quella piccola (il trasloco dovrebbe essere completato entro l’anno, e il nuovo mercato ortofrutticolo aprire ai primi del 2016), a Milano si presentava il progetto ai tour operator di mezzo mondo. Anche perché, come ripete Farinetti, “possiamo quintuplicare il nostro export agroalimentare se alziamo il culo dalla sedia e andiamo in giro per il mondo a venderlo”.

“In questo contesto l’Emilia Romagna può essere il motore della ripresa” incalza Bonaccini. “Dei 50 miliardi di export emiliano romagnolo, 6 sono di agroalimentare” spiega il presidente che rivendica, con orgoglio, di aver voluto aumentare l’investimento di Viale Aldo Moro in Expo: “Siamo passato da 3 a 6 milioni di euro, mettendo un milione in più sui treni per raggiungere Expo- spiega Bonaccini- anche se qualcuno ci sconsigliava di farlo”. “Abbiamo fatto bene perché abbiamo permesso a tante aziende produttrici, a tanti consorzi, di essere presenti” festeggia il successore di Errani.

Anche il sindaco Merola, quando è il suo turno, rivendica di essere stato tra i primi a credere al progetto. Tanto che Segré, nel cedergli la parola, dice: “Senza Merola non ci sarebbe Fico“. “Siamo la città che 30 anni fa ha inventato gli orti urbani” dice Merola che nella futura Disneyland del cibo vede un’opportunità, anche ludico-educativa: “Sarà la nostra vendetta: spiegheremo al mondo che non esistono gli spaghetti alla bolognese”, dice il sindaco. Che sprona i realizzatori: “Che sia maggio o settembre, inaugurate quando volete, ma fate le cose per bene”.

Rimane comunque aperto il nodo infrastrutturale, con il People mover che non sarà prolungato fino al Caab, come pure chiedeva tempo fa il presidente della Fiera Ducio Campagnoli, ma che, oltre alle 10 navette elettriche pronte ad entrare in azione, potrebbe vedere spuntare in futuro anche una linea tram o un filobus in sede protetta oppure un potenziamento del sistema ferroviari metropolitano. “Non è possibile pensare di portare i 6 milioni di visitatori attesi annualmente con l’auto privata” dice uno degli attori in campo. Di certo, al momento, c’è solo che il mercato interno a Fico sarà l’unico in cui si potrà viaggiare in bicicletta, grazie ad una partnership tra Eatalyworld e la storica produttrice di biciclette Bianchi che ha ideato un mezzo con due ruote anteriori, e un cestino, appositamente per il parco agroalimentare bolognese.

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