Ex Telecom. “Digos in ospedale anche dai bambini”

sgomberoBologna, 23 ott. – Agenti della Digos di Bologna si sarebbero presentati in ospedale per richiedere informazioni alle persone, minorenni compresi, che martedì sono state sgomberate dall”ex Telecom e che due giorni fa si sono rivolte ai medici per le conseguenze (“fisiche e psicologiche”) dell’intervento. Lo riferisce l’avvocato Marina Prosperi, che durante lo sgombero ha assistito gli occupanti e il giorno dopo, insieme al collettivo Social Log, ha annunciato azioni legali per far luce su quanto accaduto.

Social Log: “Sgombero violento, ora esposto alla Corte europea”

Il legale, inoltre, segnala modalità “difficili e inutilmente complicate”, ieri mattina, per consentire alle famiglie di recuperare i propri beni dallo stabile: le forze dell’ordine si sarebbero schierate davanti all’ingresso filmando una per una le persone, che intanto hanno formato una lunga fila in strada. Facendo un passo indietro, Prosperi racconta che due giorni fa diverse persone sono andate in ospedale per farsi refertare, perché si sa che in questi casi la ”botta”, sia fisica che psicologica, arriva dopo”. A quel punto si sarebbe verificato “l’ingresso della Digos in ospedale, sia in pronto soccorso che in pediatria- continua l”avvocato- per chiedere alle persone chi fossero e che malattia avessero”. Gli agenti, prosegue il racconto del legale di Social Log, si sarebbero “rivolti direttamente ai minori” e avrebbero “filmato anche dentro l’ospedale“, afferma Prosperi, precisando di non aver assistito direttamente a questi episodi, che le sono stati riferiti.

Il Resto del Carlino racconta una versione differente della storia. Secondo il quotidiano sarebbero stati i medici a chiamare le forze dell’ordine a causa dell’eccessiva insistenza degli ex occupanti, che avrebbero protestato in maniera accesa per i lunghi tempi di attesa del pronto soccorso. Una volta arrivata e riconosciuti i presenti, sarebbe stata direttamente la polizia a chiamare la Digos.

Alcuni momenti dello sgombero dell’ex Telecom

Per quanto riguarda il recupero dei beni rimasti dentro l’ex Telecom, invece, Prosperi spiega che l’iter è stato avviato dopo la presentazione di una formale istanza di restituzione. Ieri mattina, però, non tutto si e” svolto nella maniera più semplice. “All’inizio c’è stato un atteggiamento abbastanza rigido” da parte delle forze dell’ordine, spiega Prosperi, anche in questo caso non direttamente presente sul posto. Anche tra le persone che erano lì per seguire le operazioni, però,  c’è chi parla di scene “umilianti”. La polizia “ha cominciato a filmare tutti quelli che dovevano entrare”, afferma Prosperi, anche se all”inizio “l’accordo prevedeva solo di identificare le persone, cosa che ritengo ragionevole”. Saputa la cosa, l’avvocato racconta di aver contattato i vertici della Digos: “Mi hanno detto che si è trattato di un errore perché l’indicazione era quella di filmare solo i documenti”, come poi è  avvenuto da quel momento in poi. Un altro intoppo riguarda di nuovo l’uso delle telecamere, riferisce sempre il legale: “Gli agenti avevano cominciato a filmare le persone anche mentre raccoglievano coperte e mutande. Poi si sono resi conto che non era il caso”. Nel frattempo, si profila una possibilità per semplificare tutta l’operazione: a quanto si apprende, infatti la proprietà dell’ex Telecom avrebbe ipotizzato di farsi carico a proprie spese del maxi-trasloco. (Dire)

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