ESG: la band più campionata dai grandi dell’hip-hop

“ESG-band” by neonwar – http://www.flickr.com/photos/neonwar/2756127312/. Licensed under CC BY 2.0 via Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:ESG-band.jpg#/media/File:ESG-band.jpg

24 sett. – Probabilmente dobbiamo ringraziare la signora Scroggins per un sacco di cose: perché ha regalato alle sue figlie degli strumenti musicali per Natale, innanzitutto. “Abbiamo dovuto fare di necessità virtù”, ci ha raccontato Renee Scroggins al telefono, svelando così la natura del tipico suono delle ESG, una delle band culto del post-punk newyorchese, che suona una sorta di funk privo, però, degli ottoni che tanto caratterizzano quel genere. Il risultato è una musica secca e poliritmica, estremamente coinvolgente, che all’inizio era fatta con “chitarre, una batteria semplicissima, pentole e un campanaccio che ho ricevuto da mia madre e che penso sia ancora il migliore del mondo, nonostante sia pieno di ammaccature.” Renee è stata estremamente cordiale nell’intervista che potete ascoltare qua sotto e ci ha raccontato degli inizi della band: “Eravamo giovanissime, alcune di noi non avrebbero neanche potuto entrare nei club dove suonavamo”, ma la signora Scroggins vegliava su di loro, facendole rigare dritto. E, nonostante sia scomparsa da anni, lo fa ancora adesso: “Mi ha dato la disciplina e degli insegnamenti morali che sento ancora oggi”, ha detto al telefono la nostra ospite.

La storia delle Emerald, Sapphire and Gold, questo il significato del nome, continua con due grandi nomi del post-punk britannico, Tony Wilson e Martin Hannet. Il primo è legato a due icone musicali: l’Haçienda di Manchester e la Factory Records, etichetta cardine a cavallo tra ’70 e ’80, alla quale erano legati gli A Certain Ratio. “Abbiamo aperto per loro e, dopo il soundcheck, Wilson è venuto da noi e ci ha detto che avrebbe voluto farci fare un disco, ma all’inizio non l’abbiamo preso sul serio”, e le sessioni sono state prodotte da Hannett, l’uomo che ha registrato i Joy Division. “Non avevamo idea di chi fosse, ma è stato adorabile ed è stata un’esperienza fantastica”, ci ha detto la Scroggins.

Ma la band, dopo un paio di ep e un disco, interrompe l’attività, per riprenderla nel 1991 con un self titled e nel 1992 con un ep dal titolo significativo, Sample Credits Don’t Pay Our Bills, con una perifrasi “Essere citate come fonti di campionamento nei crediti di un disco non paga le bollette”. Già, perché con quella manciata di canzoni pubblicate nei primi anni ’80, le ESG sono diventate la band più usata nella grande arte del campionamento che è alla base dell’hip-hop allora nascente: pezzetti dei loro brani sono stati usati, tra gli altri, da Wu Tang Clan e Beastie Boys. “Questa cosa del campionamento non mi piace”, ha detto Renee. “Prendono dei nostri pezzi senza chiedere il permesso e poi lo scrivono nei crediti, ma spesso vanno a finire in canzoni violente o che esprimono idee con le quali non sono d’accordo”: ma la posizione delle ESG non è antipolitica, anzi. “So che alcune nostre canzoni sono diventate degli inni per le lotte femminili, e ne sono felice, finché sono d’accordo con la causa”, ha precisato la nostra ospite, che non vede l’ora di venire in Italia per farci ballare. Considerando la carica di questa band, poco conosciuta ma fondamentale, non sarà difficile.

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