Eroina, marijuana e research chemicals. Intervista a Salvatore Giancane

Come le droghe si manifestano

Bologna, 27 ott. – Bologna “crocevia per l’offerta e il consumo delle sostanze stupefacenti”, e “campo di sperimentazione, dove si testa l”appetibilità di nuove droghe per poi immetterle su un mercato più ampio”, come ha dichiarato in Consiglio comunale il sindaco Virginio Merola? Secondo Salvatore Giancane, medico al Sert di Bologna e docente a contratto dell’Alma Mater, assolutamente no. Ai microfoni di Radio Città del Capo, infatti, Giancane afferma che “la teoria del ‘drug testing’ non è dimostrata, e non corrisponde alle logiche dello spaccio, perché se si fanno dei test si rischia di far morire delle persone e di essere arrestati, e nessun pusher vuole essere arrestato”. Tra l’altro, spiega il medico, “l’eroina è stata sintetizzata a fine ‘800 ed è sempre quella, per cui non c’è nulla da testare, e le ‘smart drugs’ sono già state provate in Cina”.

Ma il medico del Sert ne ha anche per un’altra dichiarazione del sindaco, secondo cui “la marijuana degli anni ’70 è un’altra cosa rispetto a quella che circola ora”. La teoria “della marijuana pompata- afferma- si basa su uno studio che confronta i sequestri di fine anni ’70 con quelli di qualche anno fa, e che trova estimatori solo in Europa. In America, dove la cannabis terapeutica ha una potenza che qui è ritenuta eccessiva, ne ridono“.


Quanto poi ai cosiddetti ‘Research chemicals’, da non confondere con le ‘smart drugs’, secondo Giancane “c’è uno scarto tra l’escalation del fenomeno e le risposte istituzionali”. I cannabinoidi sintetici, spiega, “inizialmente non davano problemi: la Nuova Zelanda, ad esempio, li aveva legalizzati, ma dopo che altri Paesi li hanno vietati, in Cina ne sono stati prodotti altri, sempre più potenti e di scarsa qualità”, tanto che “oggi sono pericolosissimi, ed è anche difficile combattere il fenomeno, perché on line se ne può acquistare legalmente fino a mezzo chilo, pagando con carta di credito e ricevendolo a casa tramite corriere espresso”. A Bologna il problema vero, sostiene Giancane, è che la città “è una piazza vivace, perché non c’è un mercato dello spaccio gestito da un solo gruppo criminale, ma tanti ‘piccoli imprenditori‘ che lavorano indisturbati, il che rende più problematica la repressione, perché se uno viene arrestato, qualcun altro gli dà il cambio”. In quest’ottica, aggiunge Giancane, “è inutile parlare di lotta alla droga, che è un’espressione becera e diseducativa, buona solo per fare demagogia”. Meglio sarebbe, invece, discutere di “contrasto alle conseguenze dell’uso di stupefacenti”, che comunque “non si può fare solo con la repressione”. Un buon esempio, conclude il medico, “è quello della Svizzera”, la cui politica antidroga “poggia su quattro pilastri, nessuno dei quali prevale sull’altro: prevenzione, riduzione del danno, repressione e terapia”. Una politica “così convincente che il Governo dell’Iran, dove il 10% della popolazione è tossicodipendente, ha abbandonato le impiccagioni ed è andato a studiarsi la riduzione del danno, e sembra essere molto contento dei risultati” (Dire).

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