“Emilia Nostra”

La penetrazione mafiosa in Emilia-Romagna è ormai una realtà triste e allarmante che la politica locale si rifiuta di vedere e di riconoscere.
La denuncia è spesso affidata solo alle associazioni come “Libera” e alle inchieste di alcune testate della stampa e dell’emittenza locale, mentre media a diffusione nazionale e servizio pubblico brillano per la loro assenza.
Non basta l’attività repressiva svolta dalla magistratura, dalle procure e dalla Direzione Distrettuale Antimafia: intere aree del parmense, del reggiano e del modenese sono pesantemente infiltrate. Adesso segnali preoccupanti arrivano anche dalla bassa bolognese. La presenza mafiosa non si caratterizza solo nella gestione di attività criminali (traffico di droga, riciclaggio del denaro sporco) ma comincia a penetrare nel tessuto civile di alcune aree periferiche.
La richiesta del pizzo agli imprenditori di origine meridionale (ma non solo..), e la sempre più pervasiva presenza di aree di imprenditoria “grigia”, soprattutto nel settore edilizio, sono ormai fenomeni documentati e allarmanti.
Quando il tessuto di connivenza e di paura è sufficientemente forte cominciano anche a verificarsi delle “prove generali di controllo del territorio”. Episodi come quello di Santagata Bolognese sono esempi ancora primordiali ma allarmanti di questa strategia.

Di fronte a tutto questo la risposta politica è pressochè nulla: molto spesso le amministrazioni locali tendono a minimizzare o addirittura a negare il problema. Ammettere una presenza mafiosa sul proprio territorio viene vissuto come squalificante sul piano amministrativo e controproducente sul piano elettorale, per cui non se ne parla.
Le segreterie provinciali e regionali dei partiti, in particolare del partito di maggioranza, il PD, non ne fanno un tema politico: sono troppo impegnati a rincorrere il fantasma della Lega che cresce in regione sbandierando temi xenofobi e facendo leva sulla paura dello straniero e dell’immigrazione.

La lega ha incentrato la propria strategia politica sul tema della sicurezza legata all’invasione extracomunitaria e questo ha pagato elettoralmente. Con qualche paradosso: dalle nostre interviste e inchieste emerge che c’è un’altissima sensibilità legata alla paura dello straniero e all’equazione immigrazione=delinquenza in tanti territori nei quali, in realtà, non si sono mai verificati problemi seri di convivenza.
Viceversa non c’è alcuna percezione nè allarme sociale sul tema dell’infiltrazione mafiosa, con il risultato che essa procede spedita, agevolata da questo silenzio assordante.

E’ necessario che il problema della presenza mafiosa e della conseguente sicurezza dei territori emiliano-romagnoli diventi al più presto un problema politico prioritario, sia per i partiti che per le istituzioni locali. Se questo non avverrà, se il tema mafia sarà ancora percepito come un “problema del sud”, molti nostri territori rischiano – a breve – di scivolare sotto il controllo dell’n’drangheta e della camorra.

Paolo Soglia

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