Emergenza casa. Gualmini: “L’acqua non si nega a nessuno”

Social Log

Bologna, 8 mag. – “Casa, reddito, dignità”, queste le parole d’ordine, urlate dal centinaio di persone presenti oggi al presidio di Social Log di fronte ai palazzi della Regione. La loro richiesta è l‘abrogazione del Piano Casa e dell’Articolo 5 almeno in Emilia-Romagna, se non in tutta Italia. Cosa vogliono? “Vogliamo tutto: salario garantito e soprattutto un tetto” ripetono a squarcia gola, fino a riuscire a strappare un tavolo in Regione con l’assessore alle politiche di welfare e abitative dell’Emilia Romagna, Elisabetta Gualmini, che li ha incontrati per circa un’ora.

“L’acqua non si nega a nessuno” ha detto l’assessore in riferimento all’ordinanza del sindaco Merola, che ha riallacciato l’acqua agli occupanti della palazzina in via Mario de Maria, vicino alla stazione. “Sul tema degli allacciamenti per chi occupa”, afferma Gualmini in una nota- non c’è dubbio che l’articolo 5 del Piano casa di Lupi sia eccessivamente punitivo e vada modificato proprio per garantire la risposta nell’emergenza e nella disperazione”. In altre parole, “l’acqua non si nega a nessuno- dice chiaro e tondo la vicepresidente della Regione- la diamo a chi ha commesso un reato, a chi sta in carcere, a chi scappa dal proprio Paese e dalle guerre, figurarsi se non la diamo ai bambini che vivono nella nostra città”. Per questo la Regione ha intenzione di chiedere un confronto con il nuovo ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, per “affrontare la questione”.

“Ciò non toglie”, ci tiene però a precisare Gualmini, “come decisori pubblici e dovendo fare i conti responsabilmente con risorse non infinite, non possiamo accettare che le occupazioni illegali siano trattate allo stesso modo delle numerosissime famiglie che annaspano per stare nelle regole, faticano per pagare le tasse e vivono proprio per questo sulla soglia della povertà”. Dobbiamo sempre avere in mente il massimo dell’equità possibile”. Secondo la vicepresidente della Regione, “dare la casa a tutti non è oggettivamente possibile, lo sarebbe solo in un mondo ideale”. Quindi, chiosa Gualmini, “occorre tenere la testa ben fissa sulle spalle e affrontare le emergenze via via che insorgono, con realismo e concretezza”.

Le persone presenti al presidio sono occupanti o sfrattati e le loro storie iniziano in modo molto simile. Sono arrivati quasi tutti qui molti anni fa con la famiglia per cercare fortuna. Hanno faticato per trovare un lavoro e molti rimpiangono di essersene andati dal loro paese, “almeno lì lavoravo”, dicono. Poi quando si sono trovati in difficoltà, perché hanno perso il lavoro o perché non avevano abbastanza soldi per mantenere la famiglia, si sono rivolti agli assistenti sociali che non solo non hanno dato loro nessuna risposta, ma li hanno “minacciati” di toglier loro i figli perché non potevano mantenerli o di rimandarli nel paese da cui erano venuti e che ormai non sentono più come casa visto che alcuni vivono qui in Italia da ormai anche 25 anni. Qualcuno ha avuto la fortuna di entrare in una casa popolare, ma quando il loro reddito ha raggiunto lo zero e sono stati considerati morosi verso il Comune si sono ritrovati sfrattati. Qualcun altro è uscito dalla mobilità ha perso punti scendendo nelle graduatorie delle case erp e finendo a non avere più diritto alla casa.

Altri la fortuna di entrare in casa popolare non l’hanno avuta e hanno deciso che piuttosto che vivere sotto un ponte è meglio occupare, come è successo a chi ora vive all’ex Telecom o in via Mario de Maria. Ma l’occupazione dà un tetto e solo questo. Avere l‘allacciamento all’acqua, per esempio, non è scontato e anzi è impedito dall’articolo 5. Mesi di battaglie servono per riuscire forse ad ottenere l’allacciamento. E questo non è l’unico problema, c’è anche la paura degli sgomberi, di trovarsi, cioè, improvvisamente di nuovo senza casa. Ma soprattutto il problema è che sempre l’articolo 5 vieta di avere la residenza e di averla per i propri figli. I bimbi quindi non possono andare all’asilo o a scuola e tutti non possono avere cure mediche specialistiche, tra cui per esempio l’assistenza per le donne durante la gravidanza. Inoltre gli occupanti non possono far domanda per entrare nelle graduatorie delle case popolari.

Al tavolo con l’assessore Gualmini, la delegazione di Social Log ha raccontato queste realtà, chiedendo l’abrogazione del Piano Casa e dell’articolo 5. Ha chiesto di bloccare sfratti e sgomberi e di smetterla di giustificare la mancanza di un’azione concreta con l’assenza di fondi che poi invece ci sono sempre per le grandi opere come la Tav o l’Expo. Di trovare un sistema per cui le case popolari non siano temporanee ma permettano di pensare di costruire una vita stabile. Di aprire le graduatorie alle case popolari anche a chi vive occupando e di non sfrattare chi raggiunge l’ISEE zero, perché ormai le persone senza reddito non sono più casi marginali ma sono una realtà numerosa. E di affrontare il problema dei bambini degli occupanti che senza residenza non possono accedere ad asili e scuole e rischiano di essere sottratti ai genitori dai servizi sociali.

Al microfono la delegazione spiega agli occupanti e agli inquilini erp sotto sfratto presenti che il Comune ha preso l’impegno di ridiscutere l’articolo 5 in ambiti istituzionali e di presentare loro il nuovo piano casa emiliano-romagnolo che stanno scrivendo per dare anche a loro la possibilità di prender parola al riguardo. Ma per ora nessuna risposta concreta che possa cominciare ad arginare questa emergenza.

Luca di Social Log abitante all’occupazione ex Telecom racconta le sue impressioni dopo il tavolo

di Clara Vecchiato

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