Elli de Mon: “Suono da sola perché sono una testa di…” – Live

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1 apr. – Si è presentata nei nostri studi con una quantità incredibile di strumenti: non li ha usati tutti per il live a Maps, ma vi assicuriamo che non crederete alle vostre orecchie sentendo ciò che Elli de Mon è capace di fare da sola. Da sola, sì, perché la nostra si è autodefinita una “testa di…” (avete capito): “Ho detto basta, andate a quel paese tutti“. Un carattere notevole, quello della musicista, che è venuta a trovarci prima di un live a Gambettola: “L’essere una donna che suona da sola ti fa incontrare situazioni diverse: mi è capitato di sentire diffidenza nei miei confronti, un po’ perché suono un genere molto di impatto, un po’ perché dico le parolacce. A volte, quando mi presento sul palco, vedo due tipi di atteggiamenti: ‘vattene a casa’, oppure ‘e ora vediamo che sai fare'”. Ma vi assicuriamo che la nostra è bravissima: il live qua sotto ve lo dimostrerà, e l’intervista che abbiamo tenuto tra un pezzo e l’altro è la prova di quanto Elli de Mon sia musicalmente sfaccettata e ricca.

“Sono molto attratta dalla simbologia orientale, ho studiato musica indiana, cercando di mescolare raga e blues”: tutto, ci ha raccontato la nostra ospite, nasce dai dischi dei Beatles e dai suoni di sitar e tabla che li popolano dalla metà degli anni ’60. Ma nell’ultimo disco II, come nell’esordio “self titled”, si sentono molto le influenze rock e garage, due generi che pare che nella regione da cui Elli proviene, il Veneto, abbiano molta diffusione. “Forse questo deriva da uno stile di vita che c’è tuttora, basato sull’alzati-e-produci: questo provoca la necessità di sfogarsi e quindi o si beve o si suona in maniera cattiva“, ci ha detto la nostra ospite, aggiungendo però che non è solo questo il parallelo tra il Veneto e i grandi orizzonti americani, accomunati (seppure “in scala”) da un’affinità paesaggistica.

Non abbiamo potuto evitare la nostra domanda dei dischi dell’isola deserta: senza incertezza, Elli de Mon ha snocciolato i nomi di Hendrix, Alice Coltrane, Miles Davis, Arvo Part e Ravi Shankar. Capito, la one-girl-band?

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