Educatori in sciopero: “State facendo dei servizi un cesso”

 

letteraEducatoriBologna, 4 giu. – Al grido di “Il sociale non si tocca” 800 lavoratori del welfare hanno sfilato per le vie di Bologna. Questa mattina si sono incontrati alla fontana del Nettuno intorno alle 10. Da lì si sono diretti nel cortile di Palazzo d’Accursio per chiedere di essere ricevuti in delegazione da assessori e sindaco. Dopo più di un’ora sotto gli uffici comunali, presidiati dalla polizia, non avendo ricevuto risposta i manifestanti hanno lasciato una lettera simbolica alla Giunta e si sono uniti in corteo diretti alla sede di Scienze della Formazione, in via Filippo Re, per un’assemblea pubblica.

Rivendicano salari più alti e continuità di reddito nei mesi estivi e poi chiedono a gran voce di fermare i tagli ai servizi sociali. Sono educatori, assistenti sociali, operatori dei servizi sociali, precari e non. Insieme a loro protestano anche le educatrici degli asili nido e delle scuole dell’infanzia di fronte all’ipotesi di servizi con orari più flessibili, ed eventualmente aperti anche nel fine settimana, come dichiarato dalla vicepresidente regionale Elisabetta Gualmini. “No a scuole e nidi parcheggio, sì a luoghi educativi” questo lo striscione portato in corteo dalle educatrici. “Siamo molto preoccupate, perché il nido è un luogo educativo – ha detto Giuliana, educatrice di asilo nido – I bambini hanno diritto a passare tempo in famiglia e in tranquillità. Non può ricadere su di loro la scelta dei ritmi competitivi di questa società. E poi si creano problemi organizzativi difficili da gestire”.

In piazza ci sono anche le assistenti sociali e le responsabili dei servizi sociali territoriali. “Ci siamo unite alla protesta degli educatori perché anche noi facciamo parte dello stesso sistema di welfare e siamo solidali – ha detto Annastella Massaro, assistente sociale – e poi siamo in affanno anche noi per l’esternalizzazione dei servizi sociali territoriali all’Asp unica città di Bologna. Se già l’amministrazione non gestiva la governance dei servizi quando erano interni, figuriamoci come potrà farlo ora che saranno esternalizzati. Non c’è organizzazione e l’Asp unica ha un bilancio in rosso. Anche se c’è un piano per risanarlo, si tratta di tempi lunghi e i servizi avranno un costo maggiore per tutti i cittadini”.

Lo sciopero è stato organizzato dalla Rete delle educatrici e degli educatori insieme all’Unione Sindacale di Base. “Tutto è nato a febbraio di quest’anno con l’ultimo bando al ribasso del Comune di Bologna per i servizi educativi – ha detto Simone, educatore – e abbiamo avviato questo percorso. Nel nostro lavoro non c’è continuità. Io per uno-due mesi all’anno vado in aspettativa, pur avendo un contratto a tempo indeterminato. Oltre a non avere continuità di reddito, non c’è neanche continuità educativa. Io lavoro con ragazzi in situazioni problematiche e questo stop di tre mesi all’anno ha risvolti negativi”.

In piazza si parla anche degli educatori ‘senza titolo’, 1500 lavoratori che rischiano di rimanere disoccupati perché non hanno un titolo abilitante, richiesto sempre di più dagli enti locali, come ad esempio dai bandi per la gestione dei servizi socio-educativi del Comune di Bologna. La loro richiesta è quella di ottenere l’equipollenza del titolo. Sentiamo Mariarosa, educatrice con titolo, solidale con i suoi colleghi che ci tiene però a precisare che i problemi riguardano anche gli educatori riconosciuti “perché i tagli ormai riguardano tutti e oltre al riconoscimento del titolo bisognerebbe anche chiedere di eliminare l’alta discrezionalità con cui vengono fatte le convenzioni. In assenza di regole, molti educatori sono tagliati fuori solo perché scomodi”.

Domani una delegazione di educatori ‘senza titolo’ parteciperà al tavolo operativo con l’assessore regionale alle politiche per la salute Sergio Venturi e i sindacati confederali.

Ad accompagnare il corteo anche la Coalizione Internazionale Migranti Rifugiati e Sans-papiers di Bolognasgomberati la scorsa settimana dalla ex-DIMA.

di Martina Nasso

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