Eataly world al Caab. Segrè: “Ma non chiamatelo Fico”

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Bologna, 12 mar. – Non ci sta a lasciare addosso alla “sua creatura” il nome di Fico, acronimo di Fabbrica Italiana COntadina. Andrea Segrè, presidente del Caab di Bologna, ospite dei nostri studi durante l’appuntamento settimanale con KmZero, inizia mettendo i puntini sulle ‘i’. L’idea di realizzare, nelle strutture del mercato ortofrutticolo, un parco tematico dedicato all’agroalimentare italiano è nata a Bologna, non a Torino. E’ stato Segrè a presentare l’idea al patron di Eataly, Oscar Farinetti che, trovando interessante l’operazione, ha coniato l’acronimo.

“E’ un’operazioni fantastica che si fa senza denaro pubblico” dice Segrè che racconta come l’idea del parco tematico, che si chiamerà Eataly World – Bologna, sia nata per tentare di dare un futuro ad un’area pubblica, il Caab, altrimenti destinata ad una lenta morte per consunzione dovuta al progressivo fallimento degli operatori del settore. Alla base della crisi del Caab vi è la scelta dei colossi della grande distribuzione di dotarsi di centrali proprie per lo stoccaggio degli alimenti: questi centri di stoccaggio propri hanno di fatto tolto di importanza al mercato ortofrutticolo che negli ultimi anni ha visto ridurre e di molto il proprio volume di lavoro.

Segrè ha difeso l’operazione, prima di tutto da un punto di vista occupazionale: tra lavoratori diretti (circa 1600) e indotto (stimati 3500), le ricadute occupazionali sono “importanti ancora di più in un momento di crisi”. Su quale tipo di contratti verrà utilizzato per queste assunzioni, Segrè non si sbilancia al momento: a gestire per 40 anni la struttura sarà Eataly (Farinetti), ma il presidente di Caab assicura: “La maggioranza sarà pubblica, quindi vigileremo”.

Il tema della contrattualistica è stato sollevato da Melissa, attivista della rete La foglia di Fico, che contesta da più punti di vista il progetto del parco del cibo. In particolare Melissa aveva puntato il dito contro i contratti precari e di lavoro volontario sotto pagato stipulati in occasione dell’Expo. Legandosi Fico all’Expo, come più volte ribadito dai promotori, la paura degli attivisti era che venisse replicato quel modello di lavoro precario. Inoltre, essendo affidata la gestione ad Eataly, ci sono forti dubbi anche sui modelli applicati dal marchio dell’alimentare di alta gamma. L’esempio portato da Melissa è di lavoratori pagati 800 euro al mese per un tempo pieno. “Controlleremo se le cose saranno fatte a modo o meno” assicura Segrè.

Dal punto di vista urbanistico, Segrè ha ribadito che la creazione del Parco Agroalimentare avverrà senza consumo di suolo. Nei primi giorni di aprile inizieranno i lavori di trasferimento degli operatori ospitati nell’attuale piattaforma ad un capannone già presente nell’area che dista appena 200 metri dall’attuale sede.

A proposito della questione urbanistica Aree a sud del Caab: via libera della giunta all’accordo con Idea Finit

Nel corso della trasmissione abbiamo trasmesso altri interventi di attivisti di La foglia di Fico, oltre a quello di Melissa.

L’intervento di Eleonora, incentrato su di una critica di Fico rispetto al modello di agricoltura che propone.

L’intervento di Simone che, per ragioni di tempo, non abbiamo trasmesso, verteva sugli aspetti urbanistici.

Qua sotto trovate il podcast completo della trasmissione.

      KMZERO_sito

 

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