Dubfiles: Forelock e Baldini si preparano per l’India?

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23 gen. – Dopo avere scoperto i suoni delle strade giamaicane con Dubfiles, il pordenonese Paolo Baldini e Forelock si preparano a un nuovo viaggio: “Sono tornato il 18 gennaio dall’India, quattro date tra le quali il rinomato festival Goa Sunsplash. Ho avuto la fortuna di essere presente ai primi momenti di vita del movimento reggae in territorio asiatico”, ha rivelato il musicista ai microfoni di Maps, giovedì 19, in occasione della tappa bolognese di sabato 21. “È un fenomeno che ha due o tre anni, nato grazie a sound system piazzati su camion che girano per il Paese. La cosa bella è che l’India è  ricettiva, ben disposta ad accogliere questa scoperta”, dice il nostro Top Singa, da anni parte integrante dei progetti del dubmaster friulano, insieme ai Mellow Mood e Davide Toffolo. “Insieme siamo stati in Giamaica, ma non con l’intenzione primaria di realizzare un disco, bensì per osservare e per imparare. Paolo Baldini ha avuto l’acutezza di raccogliere i veri colori del ghetto giamaicano con uno studio mobile, registrando le voci di passanti, muratori, elettricisti. Le persone là vivono con poco, ma sono nate e cresciute con la musica e tutti hanno scritto almeno una canzone”, ha raccontato il nostro ospite. La Giamaica non è un luogo facile, ma per un isolano come Forelock è facile coglierne l’essenza e i chiaroscuri: “Ho riconosciuto le similitudini tra loro e la Sardegna: grazie a questa comunanza è stato più semplice trovare un punto d’incontro”, forte e importante nonostante le molte difficoltà e ingiustizie che caratterizzano lo Stato, come la diffusa omofobia. “I moltissimi omosessuali nel Paese sono ghettizzati“.

L’Arteria sabato scorso si è riempita di sonorità che vanno dal roots al rocksteady, impreziosite dalla voce di Forelock, che ha studi da cantante lirico alle spalle, e dalla potenza sonora degli Arawak: ecco gli ingredienti di Zero, l’ultimo album prodotto da Baldini per La Tempesta Dub. ” È la nostra dichiarazione di sincerità”, ci spiega Alfredo. “Abbiamo deciso di cambiare rotta, di riferirci solo alle persone che hanno voglia di ascoltare quello che ci piace, lasciandoci alle spalle tutti gli stereotipi della produzione musicale”. Un disco che costruisce un ponte importante tra la scena reggae italiana e il corrispettivo d’origine giamaicano, soprattutto attraverso la scelta di cantare in lingua patois: “Innamorandoti del sound di questa musica ti innamori anche delle regole in cui è nata, compresa la qualità timbrica della lingua che non è riproducibile con l’inglese”. Ora non ci resta che attendere i prossimi suoni che verranno creati in territorio asiatico, nel mentre potrete ascoltare il resto dell’intervista qua sotto, oltre al live nei nostri studi con le tracce “Original Style” e “Global Backfire“.

Elena Usai 

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