Dossier editoria: il potere forte di Sua Eminenza


E’tv sta per Emilia Tv, è un’emittente che nasce con questa sigla il 27 dicembre 2000, dalla fusione di Rete7 di Bologna, Teletricolore di Reggio Emilia e Antenna 1 di Modena, editore è il gruppo Spallanzani, presidente Giovanni Mazzoni. Nel 2003 E’tv allarga la propria area di copertura rilevando anche una storica emittente marchigiana Itv Marche, dal 2004 Etv ha una redazione romagnola, curata da alcuni giornalisti di Radio Icaro. Il gruppo di E’tv ha anche tre emittenti radiofoniche: Radio Erre di Reggio Emilia, Radio Nettuno di Bologna, Radio Center Music di Ancona; e due quotidiani L’INFORMAZIONE di Reggio Emilia e L’INFORMAZIONE di Parma.

Si presenta così il gruppo dell’editore reggiano Spallanzani, editore “impuro” visto che le sue testate sono un investimento minore per un industriale che fattura circa 500 milioni di euro l’anno in 4 settori:

acciaio, zucchero, leasing e, come detto, editoria. La società editrice, Rete 7, è interamente controllata da Mediainvest. Alla guida di Mediainvest c’è Dario Caselli, ex vicepresidente di Bipop-Carire e attualmente consigliere di amministrazione della Banca di Roma. Mediainvest, a sua volta, fa capo a Privata Holding di Nino Spallanzani, che la controlla in parte direttamente e in parte attraverso Privata Finance. Quest’ultima è una società anonima lussemburghese costituita il 27 febbraio 1996 con il nome di Plantar Finance attraverso una finanziaria con base a Panama, la Trumaco International Incorporated, che versò il 98% del capitale.

A sentire i suoi diretti concorrenti di Telereggio le cose in editoria non stanno andando affatto bene per la “Mediainvest” di Spallanzani: “..la strategia di crescita del gruppo E’ Tv ha fatto lievitare i costi di gestione, che sono quasi triplicati dal 2003 ad oggi, passando da 5,4 a 14,7 milioni di euro. Ma nello stesso periodo i ricavi non sono cresciuti nella stessa misura (da 3,8 a 8,6 milioni) e gli ascolti del gruppo televisivo sono diminuiti di oltre il 20 per cento negli ultimi quattro anni. Alle perdite generate dall’ingresso nel settore della carta stampata, con le edizioni di Reggio, Parma e Modena del quotidiano L’Informazione, si sommano quelle del settore radiotelevisivo: l’anno scorso il risultato operativo delle emittenti televisive e radiofoniche del gruppo ha evidenziato un disavanzo di 3 milioni di euro. In sintesi, 6,8 milioni di ricavi e circa 700 mila euro di contributi pubblici a fronte di 10,4 milioni di costi.”


La domanda quindi sorge spontanea: se è vero che il gruppo è in rosso, perché comprarsi un giornale in rosso come il Domani? Dobbiamo a questo punto fare due considerazioni, una editoriale e una politica.

La considerazione editoriale l’avevamo anche anticipata e si risolve in tre parole: contributi all’editoria. Il Domani li riceve già, e seppur in misura ridotta continuerà a riceverli in futuro. L’informazione di Parma e di Reggio invece no: è per questo che il gruppo Spallanzani nelle settimane scorse aveva fatto “dimettere” i giornalisti delle sue testate di carta per “riassorbirli” nella nuova cooperativa di giornalisti “Servizi Editoriali Padani”. Con la procedura normale ci vorrebbero almeno cinque anni di pubblicazioni per ricevere i contributi, a meno che non si disponga di una “scatola” già pronta. Ecco allora che l’acquisizione della società editoriale che controlla il Domani diventa importante: sarà infatti la “scatola” editoriale del Domani, molto probabilmente, quella in cui confluiranno anche le altre testate cartacee del gruppo, in modo da poter mettere a bilancio già dal 2009 i contributi dell’editoria, un “aiutino” che porta in cassa una bella sommetta, quantificabile in diversi milioni di euro.


Veniamo ora alle motivazioni politiche. Spallanzani è l’imprenditore-editore, ma in realtà svolge un ruolo prettamente economico “distraendo” parte delle risorse per destinarle a un settore, quello dell’editoria, che dà ben poche soddisfazioni economiche. I beneficiari, nonche i reali protagonisti e artefici della politica editoriale del gruppo altro non sono che le curie arcivescovili, in primis quella di Bologna. La Curia Bolognese è presente come socio di minoranza nella Rete 7 SpA di Spallanzani attraverso Intermirifica srl, impresa che vede all’interno il sostegno di tre pezzi da novanta dell’imprenditoria: il conte Filippo Sassoli De Bianchi, il patron del Bologna calcio e della Cogei Renzo Menarini e l’ex presidente di Assindustria nonche padrone di Datalogic Romano Volta. Ed è proprio Bologna la chiusura del cerchio, l’anello che completa una strategia di crescita costruita negli anni e che ha portato a trasmigrare dalle cooperative rosse (via Gazzoni) prima il colosso locale dell’informazione televisiva, Rete 7, poi un giornale , Il Domani, costruito in fretta e furia per reazione allo shock Guazzaloca.


Con il quotidiano si chiude una filiera regionale che vede una syndacation televisiva (è-tv), una rete radiofonica di ampiezza regionale (radio Nettuno di Bologna, radio Erre di Reggio e – seppur non in proprietà – radio Icaro a Rimini) ed ora un quotidiano regionale con un saldo baricentro a Bologna. Il frutto di questi sforzi può già tradursi concretamente in un risultato nelle prossime comunali: non è un mistero che la Curia bolognese gradisca molto il civismo di Guazzaloca, considerato il miglior interprete per la gestione “temporale” della città, il più affine alle letture ideologiche e valoriali del mondo che quotidianamente vengono espresse da via Altabella e poi rilanciate dai mezzi d’informazione locali (in particolare i loro). Come vediamo dalle partecipazioni societarie incrociate, in questo disegno si viene a saldare un mondo composito, che tiene conto anche di diversi equilibri politici e impreditoriali della città.

Fa da specchio a questo disegno la decadenza e la debolezza del centro sinistra, che fu egemone ai tempi del pci riusciendo a costituire un patto con i ceti borghesi e produttivi e che ora, finita ogni ambizione politico-ideologica di trasformazione, tende a navigare a vista, forte solo di un consenso in parte identitario e in parte funzionale, ovvero dato dal fatto di gestire il potere in ambito locale. Non è solo il declino ideale della sinistra cittadina però che ha reso possibile il lento costruirsi di nuovi intrecci politico editoriali, ma anche una comunanza di obiettivi. Alla Curia Bolognese è riuscito quello che non fu mai possibile al pci, pds, ds: costruire un rapporto solido con un imprenditore che gestisse e facesse crescere un gruppo editoriale autonomo ma di “area”, sostanzialmente sinergico ai desiderata del partito.


L’operazione non è mai riuscita per tre motivi: l’incapacità strutturale della sinistra nel costruire un rapporto di controllo dei media non “invasivo”, l’idiosincrasia ormai acclarata del braccio imprenditoriale (Legacoop) nel confrontarsi con le difficoltà del settore editoriale, la vivacità con la quale – soprattutto in passato – sono nate in città realtà di comunicazione indipendenti sganciate dal controllo di chiese e partiti.

E’ molto difficile per l’informazione indipendente, laica, contrastare “la potenza di fuoco” di un simile concentrato di poteri forti, che spaziano dalla Curia, all’imprenditoria e alla politica: forti di ingenti risorse finanziarie affiancate, peraltro, da “aziende di consenso” altrettanto forti come sono , da sempre, le squadre di calcio di serie A.

Non è però un buon motivo per non provarci. A proposito di informazione politica e sport, concludiamo con un evento trascurato da tutti: due anni orsono in città divampò una polemica, innescata dal Sindaco e supportata dalla Curia, perché si doveva disputare una partita di pallone di serie B proprio il giorno della processione della Madonna di San Luca. Apriti cielo, che offesa alla Madonna! Notiamo di sfuggita che la Virtus di Sabatini, per incassare qualcosa da SKY, ha giocato il giorno di Natale, evento mai accaduto nella storia dello sport professionistico. ll silenzio di via Altabella ci segnala che il fatto, evidentemente, è avvenuto in grazia di Dio.

Paolo Soglia

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